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La Palestra delle Professioni Digitali

Alex Rogora: l’appuntato dell’ala ovest, svetta e battezza l’aula 207 della Palestra delle Professioni Digitali. Attento, interessato e proattivo, quando qualcosa non gli è chiaro, alza il ditino, lo avvicina alla boccuccia e educatamente chiede al relatore: “Ehmm, vorrei fare una domanda”. A seguito dell’ottimo odore dei suoi capi, è stato soprannominato Coccolino dalla folta, foltissima, compagine femminile, attirando su di sé l’invidia della parca, parchissima, controparte maschile. Tra i più critici nei suoi confronti, il siculo messicano El Cusu: “ma perché non mi odorano anche a me le donne?”

Sara Gandini: “Houston abbiamo un problema, Houston”. Celebre la frase dei guai americani intergalattici. Quando nel 2020 in Italia ci sarà un Nasa digitale, il problema si farà risolvere a Sara Gandini. A mezz’asse sulla sedia, unica al mondo a usare un mouse sul Mac, la varesotta dalla erre arrotata era già Senior Manager alle scuole elementari. Spiegava l’usabilità del gessetto sulla lavagna, alla retrograda maestra che parlava alla classe degli Ittiti e dei Sumeri. Multistrato e proteiforme come le sue creazioni di pasticceria.
Ah, I forgot. This is Sara.

Chiara Cimini: prima esponente, in ordine di seating (diamoci un tono cò sto cazzo di inglese) delle Integrate.
“Vabbuò, nunn è che nu me piace Milano. E' che ce sta sta sfaccim e nebbia tutt i juorn…
S magna tropp nu schif int a chella chiavica e centro commerciale di Bonola, e a pizza che fino a mmo mann fatt assaggià era veramente na munnezz. Nun m' peserebbe chiù e tant sta cà a faticà int a sta cazz 'e città, basta che ogni juorn me fann verè O Vesuvio, m fann parlà con mia madre, cu sorem, c'a nonn, c'a cugina mia (chella e Pozzuoli) e cu chell ata (Michelina, chella ro Vommer), ed i so cuntenta..."”

Ilaria De Gregorio: una fascia al giorno toglie il medico di torno. È questo il credo che Ilaria ha portato avanti per quasi due mesi. Rumors indiscreti sussurrano il soprannome che le smorfiosette compagne del liceo le avevano affibbiato: Sansona. Come il celebre forzuto mitologico aveva la sua forza nei capelli (principio copiancollato da Marzullo e Zazzaroni) così Ilaria si rinvigorisce con l’uso della fascia. Richiestissima dalle aziende grazie alla conoscenza di lingue orientali, ha pensato di chiamarsi su Linkedin col nome in codice: Li Fasc In.

Elisabbetta Graziani: seconda esponente, non per ordine di importanza, delle Integrate:
“Regà, pure a mme Milano nun me dispiasce. A cosa che me manca più de tutto però, oltre al ragazzetto mio, a famija, e li amici mia, è a Maggica. Ceee, nun è pe ffà quella dò stereotipo che io sò de Roma e Roma è a capitale... Però, come se fa ad annassene da città propria pe venì a vive de qua? Vabbè, me so contraddetta? E sti cazzi… Chi ce vole stà in sta citta de mmerda che quanno te sveji nun te ricordi manco ando stai? Aridateme er raccordo.”

Beatrice Villa: Hello, darkness, my old friend/I've come to talk with you again/ Because a vision softly creeping/ Left its seeds while I was sleeping/ And the vision That was planted in my brain/ Still remains/Within the sound of silence.

Camilla Scalcione: semplice, spontanea, acqua e sapone, la ragazza della porta accanto, figa imperiale, come la definiscono alcune delle sue colleghe. (Stavolta El Cusu non c’entra nulla). Camilla osserva. Attentamente. Rielabora. Per passione e per diletto. È proprio per questa sua peculiare passione però, che la bella di Matera si è messa nei guai. Qualche anno fa infatti, sul litorale della sua città, è stata accusata di spiare le coppiette intente ad amoreggiare. “E’ impossibile” si è giustificata prontamente dinnanzi al maresciallo dei Carabinieri, “a Matera non c’è il mare”.
“Come no, signorì… e magari mò mi dice pure che Matera è bella ed è patrimonio dell’Unesco”... Anche in quel caso Camilla ha osservato il maresciallo. Basita. Soprattutto perché il maresciallo le faceva un mandrillo occhiolino.

Paola B.: in questo mondo di Matrix, eh eh eh, in questo mondo di eroi, Paoletta parola fina interpreterà senza problemi il ruolo di oracolo. Qualsiasi dubbio, problema, risposta mancante, rivolgetevi a Paola. Non abbiate timore. La timida sarda dagli occhi di ghiaccio saprà condurvi sulla strada della saggezza. E anche quando non potrà farlo, con la sua splendida ironia vi farà capire qual’è la pillola bianca e quale la rossa. Quale il peccato e quale la salvezza. Quale il confetto Falqui e quale la Galatina. Ascetica.

Nicole C e Nicole G: stanche dell’associazione lessicale e dell’apparentamento del loro nome alla formosa e disinibita consigliera/igienista dentale/maitresse lombarda; forti degli insegnamenti sulle e delle Startap, le due ragazze degli estremi lombardi hanno deciso di fondare un duo musicale. Le reminiscenze adolescenziali delle Spice Girl, omonime e ancora indubbiamente miliardarie, le hanno spinte a intraprendere questa impresa musicale. Si chiameranno: Omonimie Digitali. E il loro scopo sarà ricevere più Like possibile senza mai comporre un pezzo. Anche perché, come diceva la Madonna: l’importante è apparire.

Carla Altea: la Paola Maugeri di Cagliari fa della mimica facciale il primo e primario modo di interfacciarsi. Tutta in tiro tutti i giorni, ha sempre a portata di mano un pettine, un accessorio in coordinato e una mannaia. I primi due oggetti sono di facile utilizzo. Il terzo invece, ha un fine ben preciso. Se qualcuno dice qualcosa di erroneo, la docile Carletta ti accoltella. Vanessa Speziale infatti, dopo una battuta sullo stereotipo sardo della coniugazioni verbali, ha dovuto inventare un premio di laurea per mascherare un intervento di ricostruzione e cucitura del pancreas. Non abbiate paura però. Monitorate le dosi di stizza sul suo volto. E in caso di eccessivi movimenti facciali, dite che avete un appuntamento con un cugino dell’Australia. Improrogabile.

Francesca Jacobellis: in Francesca tutto è lungo E aggraziato. Il collo. Le gambe. Le sciarpe e i capelli. I Moon But. È talmente tutto così lungo e aggraziato che Francesca spesso sembra una giraffa. Anche se la giraffa probabilmente non è proprio aggraziata. Me lo trovate però voi un animale lungo lungo ed aggraziato? Che non sia Lebron James? La longilinea ragazza dell’hinterland, ricorda quelle mimetiche compagne di classe del liceo, teoricamente intente a seguire il corso, praticamente, a gestire mercatini dell’usato e compravendita di azioni offshore. Nonostante il pendolarismo emana ogni giorno un delizioso odore di bucato (grazie ai segreti dell’appuntato Rogora). Prossima al mondo della politica, dopo anni di sindacalismo per il Partito della Schiscetta.

Rossana Rebasti e Sara Rebacchi: passeranno giorni e mesi prima che il dolce ricordo delle segretarie dell’aula, del duo RèRè perderà il loro salvifico effetto. Sempre presenti, sorridenti, proattive e assertive, le gemelle dell’angolo provvedono a gestire i problemi dell’aula. E a smadonnare, quando la misura è colma. Riflettono il carattere della loro terra, anche se una è lombarda e l’altra piacentina. Però dai, si tangono… Spigliate e cortesi, son pronte ad intraprendere la loro carriera negli States. Una carriera tutti sorrisi e gentilezza. Che non è l’altezza, va bene. Ma è comunque mezza bellezza…

Alice Kuwahara
: cognome difficile, perché padre giappon…
“ Ceee, scusate. Scusate… ma io non sono d’accordo. Che questo scrive cose inventate, su di noi, sparando a zero, dicendo cazzate senza contradditorio. Ceee, tu mi invii una copia di quello che scrivi, io la rileggo, ti do l’approvazione e dopo poi tu puoi pensare di continuare a scriverle. Ceee non ci siamo proprio. Ma Zzero.”
Ragazza autoritaria e di polso la Kuwuah…
“Ceee, ancora? Non devi scrivere se no ti do l’autorizzazione, hai capito?”
Va bè…

Andrea Ruscitti: tutti dicono che Andrea Ruscitti sia una ragazza aggressiva. Le dicerie però, quasi sempre, vengono create per essere smentite. Quasi sempre. In questo caso, no. Dopo una vita passata a specificare il genere femminile del suo nome, vorrei ben vedere se non si diventa aggressivi... Come dire a chi non sa pronunciare la “r” che tutto sommato è molto semplice. Basta solo far rotearla sotto il palato. [esempio puramente casuale]
Chi conosce bene Andrea dice che se le sei simpatico ti risponde male. È un segno d’affetto. Sempre chi la conosce bene, dice che se le sei antipatico non ti parla proprio. Chi la conosce male invece, dice che è scontrosa. Ma solo perchè nessuno può spiegargli il sillogismo empatico di poco prima…

Diletta Assandri: un animo bimbetto intrappolato in un aspetto di un adolescente grunge anni ‘90. Diletta fa sempre divertire, con quel nome lì poi… Spesso preda di generiche aspettative voraci, a lei ben si adatta l’adagio imparato e sperimentato durante questo corso: Parte a Ruzzle e finisce a Cuzzle. Celebre l’episodio quando durante gli ultimi anni di servizio nel KGB (data la passione per il mondo russo e per la Moskovskaya) rivelò a spie americane la posizione segreta di impianti missilistici.
“Sì, ma me l’avevano giurato che non l’avrebbero detto a nessuno…”


Cristina Brando: nel palazzo di Bonola si aggira un tipo ambiguo. Triste, dimesso e grosso, (nonostante non lavorari nella gastronomia de “I Ciccioni” del Centro Commerciale adiacente). Lo si nota spesso negli ascensori. In attesa di un caffè e di una sigaretta. Queste le impressioni. La realtà invece è ben diversa. Perché l’uomo triste e cicciotto è qui per la psicologa Brando. Cerca in lei la sicurezza della sua professionalità e delle sue forme da affabile e affidabile Valchiria. Sarà difficile guarirlo dal grave problema da cui è affetto, rivela nelle pause caffè ai suoi colleghi. “Se la terapia non avrà effetto però, passerò alle maniere forti. Agli Schiaffoni”. Ca va san dire.

Vittoria Casuscelli: nonostante faccia di tutto per non sembrarlo, Vittoria è forse anche più milanese di Mariangela Melato. Riflette tout court l’anima della città. La sua brillante appariscenza e le sua forza basata sul melting pot regionale. Lei è così milanese, che prima ancora di presentarsi ti dice che i suoi genitori sono entrambi siciliani, e che lei ha vissuto addirittura fino a tre anni in Trinacria. Della Sicilia però ha conservato la spontaneità e l’affetto strabordante. Sempre pronta ad ascoltare e dare consigli su tutto. Fondamentale per certi versi. Impegnata nello show dei record per esibirsi nella risata più rumorosa della Lombardia (in Sicilia perde facile) nell’ultimo periodo non si è molto applicata nel seguire il corso. Fatta eccezione per il modulo di tecniche di alienazione di gruppo. A suo dire, il modulo più interessate del master.

Giulia Brasca: da profonda studiosa e scout del mondo web, la graziosa maschera del Teatro Nazionale ha assimilato e messo in pratica i consigli fuoriusciti dal corso, trasformando i propri punti di debolezza in punti di forza. Riportiamo l’intervista apparsa sul Gazzettino delle imprenditrici dagli occhi blu, l’utile settimanale distribuito da Mediashopping a soli 99 euro.
“ Sì, mi ero stancato di mangiare ogni giorno dai Ciccioni del C.C. E non reputavo giusto che al terzo piano del palazzo di Bonola non ci fosse un fornetto per riscaldare le schiscette. Così ho trasformato la ventola del mio computer, che era già in ebollizione di suo, in un fornetto digitale”.
Imprenditrice di se stessa.


Luciano Cusumano: ad ogni nazione il suo popolo e ad ogni classe il suo Cusu. El Cusu, siculo di nascita e mescita, emigrato per fini femminili in terre senesi, avvolge e permea di mistero la sua biografia. Vecchia volpe d.o.p., Volpone incallito, Fox (non l’astrologo), nel corso di scorribande in Messico acquista il soprannome di Zorro – che significa volpe, mica pizza e fichi -dove con il fido maggiordomo muto Felipe (se solo potesse parlare…) conquista ed espugna con charme e schiaffioni il cuore di Milf ricchissime e baffute. Anche le receptionist- sfingi del palazzo di Intesa a San Poalo, non sono rimaste immuni dal fascino de El Cusu. “Toglietemi tutto, ma non il mio El Cusu”, i loro commenti criptati su chat aziendali.

Fabrizio Giuliano: era una vita tranquilla quella di Fabrizio prima che arrivasse a Milano, con una città ruspante in cui vivere e i forti affetti di una famiglia e una fidanzata. Tutto molto bello fino alla transumanza in Bonola. Fino all’incontro fortuito, ma fatale, con Cinzia. L’addetta al cleaning delle classroom, come lei ama definirsi. Braccato giornalmente, e progressivamente sedotto da moci di scopa bagnati e dissertazioni sulla raccolta differenziata, Fabrizio ha spiegato brevemente, come suo solito, le ragioni di un doloroso diniego. “ Era il 1989 quando la mia compagna dell’asilo si rivelò ed io…”
Cinzia non l’ha presa bene. E ha pensato di dirottare il suo amore su El Cusu che gli ha tempestivamente proposto un preventivo gratuito su un set di schiaffoni in toilette. Les jeux son faits.

Anna Battaini: l’iperattivo furetto di Varese con la risata da maialino adolescente. Che immagine disruptive, madonna mia… Esempio dell’ultima specie anteriore ai native digital, Anna inonda la classe della sua voglia di vivere e del suo entusiasmo bulimico.
“Senti Giorgio, io il termine entusiasmo bulimico lo correggerei. Mi sembra non propriamente focussato, noo? È focussato secondo te? Guarda, io farei una piccola analisi semantica/semiotica, noo? Anzi, facciamo così… te la faccio io su tutto il foglio. Facciamo 1 euro a nominativo, che dici? Noo? Ma no… ma che venale… è un incentivo alla qualità, no?”

Eva Sans: dulcis in fundo, il minotauro della Palestra. Figura mitologica metà NoTav metà Nerd; metà anti-sistema metà redazione da Novella 2000. Coriacea, indagatrice e sulle nuvole (in the cloud, fa più figo) è fiera come i suoi conterranei valtellinesi. Ripresasi alla grande dalla mannaiata della collega Altea, in seguito al ricovero al Gemelli di Roma, ha deciso di intraprendere la sua nuova sfida: diventare Papa. Entusiasti di questa sua decisione, gli amici del corso di enologia del bar di Cadorna e i tutor del progetto di questo master.
“Eva ova, che qualcuno delle quote vosa femminili, decidesse di intvapvendere questo pevcovso di emavginazione pvofessionale” ha chiosato l’organizzatrice del Master. “Chi poi favà vesistenze ad un pvogetto del geneve, vuol dive che non è pvonto al pvimo PPD. Papa Donna Digital”.

Pubblicato il 1/3/2013 alle 13.8 nella rubrica Diario.

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