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Berlusconi vs Santoro e il tentativo fallito di pensare ad altro

Berlusconi fa paura.

Il sorriso mastodontico da imbonitore si è trasformato in quello di clown decaduto.

Troppi denti, troppo trucco, niente arrosto.

Barlusconi ha vinto. Ha vinto da sempre. Non ha mai perso. Nemmeno quando perdeva.

Ha trionfato sul blocco che si ha a guardarlo.

Contro il puntatore Word che riempie la pagina da solo.

Troppe cose da dire per una pagina bianca.

Ha indotato le case, la testa e la vita della gente con l’oceano di stereotipi, pensieri, distinguo,  premesse, che ogni volta si fanno.

Anche se spesso inutili. Fantasiosi. Improbabili. A lui coesistenti e senza di lui nulli.  

 

Berlusconi è Berlusconi anche senza Berlusconi. È una maschera. Un’effige. Un sarcofago. Un testamento.

Tutto è Berlusconi, niente vi è senza.

Berlusconi ha piegato il cinema, la televisione, la radio, la stampa, la Standa, la carta standard.

- non c’entrava nulla, lo so, ma ero preda dell’allitterazione -

 

Berlusconi polarizza la scienza e la coscienza.

Semina, innaffia e coglie frutti dai social network.

Tutti ne parlano. Tutti lo vedono. Tutti si esprimono.

Tweet su tweet, ashtag su ashtag, post su post.

L’ondata digital che si abbatte a livello inconscio sulla rete.

 

Berlusconi è un estensione. Berlusconi è i Cicchitto, i Gasparri, i Letta e i Buonaiuti, le Santanchè e tutti i filistei. 

Berlusconi è la musica che si aspetta. 

È l’adagio che rassicura. 

È il rock che scuote la partitura.

È la Madonnina del Duomo di Milano, anche se apparentemente invisibile, saltuariamente immancabile.

 

Berlusconi è il corpo.

È il pene della gente, smanioso di scoparsi la Minetti.

È il colon di chi vuole fare l’imprenditore e avere seimila ville e quaranta ladroni.

Berlusconi è l’amico del cugino della suocera di tua moglie, quello che trovi in Posta e non puoi dirgli di no quando ti chiede di pagargli le bollette.

“C’è troppa gente. Me le paghi tu perfavore? Se vuoi tieni il resto”.

 

Berlusconi è il passato che si ostina a risorgere.

Un Lazzaro in loop.  

Perché un diamante è per sempre.

E perché l’antico vaso doveva essere consegnato.

E perchè per una grande parete ci vuole un grande pennello.

 

Quelle pareti di periferia, isolate, simili a qualche zona del cervello.

Uno di quei termini medici complessi e altisonanti. La paretecefalo, ad esempio.

Paroloni che esibisci dal barbiere ma dei quali non conosci il significato.

- Anche tu c’hai la calvizia antrogenetica?

 

È una cosa che non conosci bene ma che non sai spiegare.

Che cerchi di rimuovere. Ma è appiccicata. E appiccicosa.   

Come la grande scritta del grande pennello (sulla grande parete).

Come Berlusconi, per l’appunto. 

Pubblicato il 11/1/2013 alle 1.6 nella rubrica Forsepoesie.

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