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Storie di F.S. 8

Uno dei migliori e più avveniristici servizi di Trenitalia è la gratuita fornitura di astio che offre ai suoi clienti.
Una persona tranquilla, pacata e mansueta, appena salito su un treno di Trenitalia si imbeve e impana di cattiveria. 
Una normale coppia seduta accanto a te, anche appartenente a canoni estetici gradevoli, diventa bersaglio e rifugio per vomitare cattiveria accumulata durante il trascorrere e il ridursi, mai troppo solerte, dei chilometri che ti separano da casa.

Lei: statica. Immobile. La lingua italiana e il suo frequente ricorso alle metafore suggerirebbero definirla una Sfinge. Ebbene, anche la Sfinge è più dinamica invece. Più movimentata, nella sua illustre e millenaria fermezza. Legge per tre ore di seguito la guida Lonely Planet sul Brasile, chiedendo conferma di ogni riga a lui. Ovviamente semi-immobile. Fastidiosa quanto quegli esseri che quando compri il giornale e lo metti sottobraccio ti chiedono: posso vederlo? Certo che no. L’ho messo sotto il braccio apposta. Trimone. 
Lui: bellissimo. Capelli alla Boriello su un viso austriaco. Occhialetti tondi color mogano che contrastano con la fine rigidità dei suoi lineamenti. E della sua fidanzata. Legge un libro di esercizi in portoghese. Anzi, ne fa gli esercizi, con tanto di correzione in simultanea verso la fine del libro. 

Lui e lei hanno quella borsa a forma di salamino Beretta di Amercan Apparel, accessorio fashion addicted per una passeggiata alle Colonne alle 18:00, nice to have invece per quel taglio di capelli. Possibilmente con un pantalone molto attillato. Da asfissia vescicolare. 
Ovviamente sono una coppia amorevole, ma i “Demoni” di Fedor Trenitalia trasformano tutto quello che c’è di gradevole in una persona/coppia in complementi iracondi. 

E infine la specialità del treno: la signora leccese cicciobomba emigrata in Svizzera che invece di parlare, come molti dei Terroni maledetti, urla. La sua voce “poppita” – epiteto con cui i brindisini son soliti schernire i loro cugini leccesi – travalica e perfora tre poltrone a quartetto dell’ Eurostar City, le lezioni di portoghese di Lui e Lei e Juana Molina che canta nel lettore mp3. Ma la colpa, porella, non è sua. È colpa di un’altra repressa addetta dell’Atm che salita a Milano, chissà dove scenderà e chissà quando smetterà di rivolgerle domande. Anche perché la signora leccese cicciobomba, è una di quelle che le chiedi come sta e ti racconta del battessimo del nipote. In rassegna, all’intero treno, vengono raccontati dal difficile ambientamento nel nuovo Stato alle attività ricreative che l’efficiente sistema statale svizzero mette a disposizione del suo dolce Marco, figlioletto con cui è partita stamattina alle 8 e arriverà a destinazione dopo le 12. Autolinee Marino permettendo.

Con la menopausa del riscaldamento, soffioni di aria fredda abbinati a venti di scirocco del Serengeti che escono dai bocchettoni, adesso dei bambini gridano al centro della carrozza. Senza ritegno. Senza che i genitori li picchino a sangue, senza che nessuno li prenda e li rinchiuda nel bagno, dicendogli che il treno sta andando dall’Uomo Nero. 


Il prossimo referendum, con quorum bulgari, sarà per vietare i bambini su tutti i mezzi di locomozione. Eccetto le carrozzine. 

Pubblicato il 12/6/2011 alle 13.57 nella rubrica Storie di F.S..

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