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Storie di F.S. 6

41 42 43 44 45 46

Si evitino code dinnanzi alle ricevitorie e ipotesi di strategie vincenti su sistemi e sistemoni. La numerazione sopracitata corrisponde all’ordine dei posti della carrozza dieci di un Intercity Rimini Milano. Viaggiare in treno, a volte è straordinario. Ci si imbatte in campioni di umanità difficile da riscontrare altrove, racchiusi e miscelati così sapientemente.
La carrozza che il narratore si appresta a descrivere racchiude due nuclei familiari, incredibilmente eterogenei ma ugualmente spettacolosi.


41. Padre affetto da logorrea e poco incline alla lingua italiana. Abbigliamento da manovale in vacanza con maglietta bianca smanicata anni ottanta su cui campeggia la scritta in celeste Argentina. Per tre ore di seguito, e ci tengo a sottolineare, di seguito, tempesta di discorsi incomprensibili il figlio in postazione 42 che imbarazzato e incredulo non sa cosa e come rispondere.

Il narratore, sfortunatatmente seduto sul sedile 43 accanto al babbo parlante, ode, sveglio e in fase REM per tutta la durata del viaggio frasi del tipo: “ Sgo stè stè qualcosa da mangiàr prèn il pol de fèn. Reazione del figlio: si.

“ Il cellulàr ghe te cumprà, fa spè ghe vi no sta de sòn”. E il figlio: no.

Oppure: “ Avvisa la mà che quand arriviàm po’ prend il fàt che vir, coosì si balean il vàp”. E il figlio: si.

Se non fosse per lo stesso modello di canottiera, sarebbe difficile attribuire la paternità del babbo 41 al figlio 42

44 45 46. Altro nucleo familiare composto da madre, padre e figlia. Emigrati in Francia da cinquanta anni ma di manifeste e luccicanti origini foggiane. Emigrati di quella specie che tra loro parla in francese soprattutto perché l’italiano sin dalla partenza per l’oltralpe non lo si conosceva granchè. Per questo, quando la figlia fa una domanda in francese, il padre se deve rispondere in italiano, si concede licenze foggiane. Spiega ai suoi compagni di viaggio: “ Abbiamo andati a Rimini a fare le vacanzze. Anghe se è assai londano dalla Frangia.

Il narratore, affascinato dal melting pot linguistico della sua carrozza, chiede al pater familias franco dauno la sua storia (anche perché inabile a parlare col babbo parlante 41 causa difficoltà di comprendonio). L’esule, non aspettava altro: “ Sò cinguand’anni che lasciammo Foggia. Ti parlo un po’ in foggiano, mi capisci a me? Mò infatti non gi vado da nu sàcc di anni. Da cingue anni non gi vado. Mia figlia invece ci va tutti gli anni. Ce ne andammo da Foggia perché non ci stava il lavoro. Pà fàm”.

Un discorso triste quello del genitore, che il narratore e molti altri suoi amici conoscono bene. La fame non si fa più. Ma di lavoro ahimè, non si soffoca. Adesso però non è più necessario andare oltre le Alpi. Ci si ferma qualche chilometro prima…

Pubblicato il 28/8/2009 alle 19.48 nella rubrica Storie di F.S..

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