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moltobene
Dio non è morto (e sta benissimo in Argentina)


Diario


6 maggio 2013


Ne abbiamo passate tante insieme.

Tu però adesso, Moltobene, sei diventato anziano.

La tua piattaforma poi, non ne parliamo...

È per questo che ci separiamo. Metaforicamente.

Traslochiamo, ecco...

https://giorgiodamatosenzapostrofo.wordpress.com/


Una nuova casa, una nuova piattaforma, una nuova esperienza.

Vi voglio bene.

Giorgio D.M.T.


1 marzo 2013


Alex Rogora: l’appuntato dell’ala ovest, svetta e battezza l’aula 207 della Palestra delle Professioni Digitali. Attento, interessato e proattivo, quando qualcosa non gli è chiaro, alza il ditino, lo avvicina alla boccuccia e educatamente chiede al relatore: “Ehmm, vorrei fare una domanda”. A seguito dell’ottimo odore dei suoi capi, è stato soprannominato Coccolino dalla folta, foltissima, compagine femminile, attirando su di sé l’invidia della parca, parchissima, controparte maschile. Tra i più critici nei suoi confronti, il siculo messicano El Cusu: “ma perché non mi odorano anche a me le donne?”

Sara Gandini: “Houston abbiamo un problema, Houston”. Celebre la frase dei guai americani intergalattici. Quando nel 2020 in Italia ci sarà un Nasa digitale, il problema si farà risolvere a Sara Gandini. A mezz’asse sulla sedia, unica al mondo a usare un mouse sul Mac, la varesotta dalla erre arrotata era già Senior Manager alle scuole elementari. Spiegava l’usabilità del gessetto sulla lavagna, alla retrograda maestra che parlava alla classe degli Ittiti e dei Sumeri. Multistrato e proteiforme come le sue creazioni di pasticceria.
Ah, I forgot. This is Sara.

Chiara Cimini: prima esponente, in ordine di seating (diamoci un tono cò sto cazzo di inglese) delle Integrate.
“Vabbuò, nunn è che nu me piace Milano. E' che ce sta sta sfaccim e nebbia tutt i juorn…
S magna tropp nu schif int a chella chiavica e centro commerciale di Bonola, e a pizza che fino a mmo mann fatt assaggià era veramente na munnezz. Nun m' peserebbe chiù e tant sta cà a faticà int a sta cazz 'e città, basta che ogni juorn me fann verè O Vesuvio, m fann parlà con mia madre, cu sorem, c'a nonn, c'a cugina mia (chella e Pozzuoli) e cu chell ata (Michelina, chella ro Vommer), ed i so cuntenta..."”

Ilaria De Gregorio: una fascia al giorno toglie il medico di torno. È questo il credo che Ilaria ha portato avanti per quasi due mesi. Rumors indiscreti sussurrano il soprannome che le smorfiosette compagne del liceo le avevano affibbiato: Sansona. Come il celebre forzuto mitologico aveva la sua forza nei capelli (principio copiancollato da Marzullo e Zazzaroni) così Ilaria si rinvigorisce con l’uso della fascia. Richiestissima dalle aziende grazie alla conoscenza di lingue orientali, ha pensato di chiamarsi su Linkedin col nome in codice: Li Fasc In.

Elisabbetta Graziani: seconda esponente, non per ordine di importanza, delle Integrate:
“Regà, pure a mme Milano nun me dispiasce. A cosa che me manca più de tutto però, oltre al ragazzetto mio, a famija, e li amici mia, è a Maggica. Ceee, nun è pe ffà quella dò stereotipo che io sò de Roma e Roma è a capitale... Però, come se fa ad annassene da città propria pe venì a vive de qua? Vabbè, me so contraddetta? E sti cazzi… Chi ce vole stà in sta citta de mmerda che quanno te sveji nun te ricordi manco ando stai? Aridateme er raccordo.”

Beatrice Villa: Hello, darkness, my old friend/I've come to talk with you again/ Because a vision softly creeping/ Left its seeds while I was sleeping/ And the vision That was planted in my brain/ Still remains/Within the sound of silence.

Camilla Scalcione: semplice, spontanea, acqua e sapone, la ragazza della porta accanto, figa imperiale, come la definiscono alcune delle sue colleghe. (Stavolta El Cusu non c’entra nulla). Camilla osserva. Attentamente. Rielabora. Per passione e per diletto. È proprio per questa sua peculiare passione però, che la bella di Matera si è messa nei guai. Qualche anno fa infatti, sul litorale della sua città, è stata accusata di spiare le coppiette intente ad amoreggiare. “E’ impossibile” si è giustificata prontamente dinnanzi al maresciallo dei Carabinieri, “a Matera non c’è il mare”.
“Come no, signorì… e magari mò mi dice pure che Matera è bella ed è patrimonio dell’Unesco”... Anche in quel caso Camilla ha osservato il maresciallo. Basita. Soprattutto perché il maresciallo le faceva un mandrillo occhiolino.

Paola B.: in questo mondo di Matrix, eh eh eh, in questo mondo di eroi, Paoletta parola fina interpreterà senza problemi il ruolo di oracolo. Qualsiasi dubbio, problema, risposta mancante, rivolgetevi a Paola. Non abbiate timore. La timida sarda dagli occhi di ghiaccio saprà condurvi sulla strada della saggezza. E anche quando non potrà farlo, con la sua splendida ironia vi farà capire qual’è la pillola bianca e quale la rossa. Quale il peccato e quale la salvezza. Quale il confetto Falqui e quale la Galatina. Ascetica.

Nicole C e Nicole G: stanche dell’associazione lessicale e dell’apparentamento del loro nome alla formosa e disinibita consigliera/igienista dentale/maitresse lombarda; forti degli insegnamenti sulle e delle Startap, le due ragazze degli estremi lombardi hanno deciso di fondare un duo musicale. Le reminiscenze adolescenziali delle Spice Girl, omonime e ancora indubbiamente miliardarie, le hanno spinte a intraprendere questa impresa musicale. Si chiameranno: Omonimie Digitali. E il loro scopo sarà ricevere più Like possibile senza mai comporre un pezzo. Anche perché, come diceva la Madonna: l’importante è apparire.

Carla Altea: la Paola Maugeri di Cagliari fa della mimica facciale il primo e primario modo di interfacciarsi. Tutta in tiro tutti i giorni, ha sempre a portata di mano un pettine, un accessorio in coordinato e una mannaia. I primi due oggetti sono di facile utilizzo. Il terzo invece, ha un fine ben preciso. Se qualcuno dice qualcosa di erroneo, la docile Carletta ti accoltella. Vanessa Speziale infatti, dopo una battuta sullo stereotipo sardo della coniugazioni verbali, ha dovuto inventare un premio di laurea per mascherare un intervento di ricostruzione e cucitura del pancreas. Non abbiate paura però. Monitorate le dosi di stizza sul suo volto. E in caso di eccessivi movimenti facciali, dite che avete un appuntamento con un cugino dell’Australia. Improrogabile.

Francesca Jacobellis: in Francesca tutto è lungo E aggraziato. Il collo. Le gambe. Le sciarpe e i capelli. I Moon But. È talmente tutto così lungo e aggraziato che Francesca spesso sembra una giraffa. Anche se la giraffa probabilmente non è proprio aggraziata. Me lo trovate però voi un animale lungo lungo ed aggraziato? Che non sia Lebron James? La longilinea ragazza dell’hinterland, ricorda quelle mimetiche compagne di classe del liceo, teoricamente intente a seguire il corso, praticamente, a gestire mercatini dell’usato e compravendita di azioni offshore. Nonostante il pendolarismo emana ogni giorno un delizioso odore di bucato (grazie ai segreti dell’appuntato Rogora). Prossima al mondo della politica, dopo anni di sindacalismo per il Partito della Schiscetta.

Rossana Rebasti e Sara Rebacchi: passeranno giorni e mesi prima che il dolce ricordo delle segretarie dell’aula, del duo RèRè perderà il loro salvifico effetto. Sempre presenti, sorridenti, proattive e assertive, le gemelle dell’angolo provvedono a gestire i problemi dell’aula. E a smadonnare, quando la misura è colma. Riflettono il carattere della loro terra, anche se una è lombarda e l’altra piacentina. Però dai, si tangono… Spigliate e cortesi, son pronte ad intraprendere la loro carriera negli States. Una carriera tutti sorrisi e gentilezza. Che non è l’altezza, va bene. Ma è comunque mezza bellezza…

Alice Kuwahara
: cognome difficile, perché padre giappon…
“ Ceee, scusate. Scusate… ma io non sono d’accordo. Che questo scrive cose inventate, su di noi, sparando a zero, dicendo cazzate senza contradditorio. Ceee, tu mi invii una copia di quello che scrivi, io la rileggo, ti do l’approvazione e dopo poi tu puoi pensare di continuare a scriverle. Ceee non ci siamo proprio. Ma Zzero.”
Ragazza autoritaria e di polso la Kuwuah…
“Ceee, ancora? Non devi scrivere se no ti do l’autorizzazione, hai capito?”
Va bè…

Andrea Ruscitti: tutti dicono che Andrea Ruscitti sia una ragazza aggressiva. Le dicerie però, quasi sempre, vengono create per essere smentite. Quasi sempre. In questo caso, no. Dopo una vita passata a specificare il genere femminile del suo nome, vorrei ben vedere se non si diventa aggressivi... Come dire a chi non sa pronunciare la “r” che tutto sommato è molto semplice. Basta solo far rotearla sotto il palato. [esempio puramente casuale]
Chi conosce bene Andrea dice che se le sei simpatico ti risponde male. È un segno d’affetto. Sempre chi la conosce bene, dice che se le sei antipatico non ti parla proprio. Chi la conosce male invece, dice che è scontrosa. Ma solo perchè nessuno può spiegargli il sillogismo empatico di poco prima…

Diletta Assandri: un animo bimbetto intrappolato in un aspetto di un adolescente grunge anni ‘90. Diletta fa sempre divertire, con quel nome lì poi… Spesso preda di generiche aspettative voraci, a lei ben si adatta l’adagio imparato e sperimentato durante questo corso: Parte a Ruzzle e finisce a Cuzzle. Celebre l’episodio quando durante gli ultimi anni di servizio nel KGB (data la passione per il mondo russo e per la Moskovskaya) rivelò a spie americane la posizione segreta di impianti missilistici.
“Sì, ma me l’avevano giurato che non l’avrebbero detto a nessuno…”


Cristina Brando: nel palazzo di Bonola si aggira un tipo ambiguo. Triste, dimesso e grosso, (nonostante non lavorari nella gastronomia de “I Ciccioni” del Centro Commerciale adiacente). Lo si nota spesso negli ascensori. In attesa di un caffè e di una sigaretta. Queste le impressioni. La realtà invece è ben diversa. Perché l’uomo triste e cicciotto è qui per la psicologa Brando. Cerca in lei la sicurezza della sua professionalità e delle sue forme da affabile e affidabile Valchiria. Sarà difficile guarirlo dal grave problema da cui è affetto, rivela nelle pause caffè ai suoi colleghi. “Se la terapia non avrà effetto però, passerò alle maniere forti. Agli Schiaffoni”. Ca va san dire.

Vittoria Casuscelli: nonostante faccia di tutto per non sembrarlo, Vittoria è forse anche più milanese di Mariangela Melato. Riflette tout court l’anima della città. La sua brillante appariscenza e le sua forza basata sul melting pot regionale. Lei è così milanese, che prima ancora di presentarsi ti dice che i suoi genitori sono entrambi siciliani, e che lei ha vissuto addirittura fino a tre anni in Trinacria. Della Sicilia però ha conservato la spontaneità e l’affetto strabordante. Sempre pronta ad ascoltare e dare consigli su tutto. Fondamentale per certi versi. Impegnata nello show dei record per esibirsi nella risata più rumorosa della Lombardia (in Sicilia perde facile) nell’ultimo periodo non si è molto applicata nel seguire il corso. Fatta eccezione per il modulo di tecniche di alienazione di gruppo. A suo dire, il modulo più interessate del master.

Giulia Brasca: da profonda studiosa e scout del mondo web, la graziosa maschera del Teatro Nazionale ha assimilato e messo in pratica i consigli fuoriusciti dal corso, trasformando i propri punti di debolezza in punti di forza. Riportiamo l’intervista apparsa sul Gazzettino delle imprenditrici dagli occhi blu, l’utile settimanale distribuito da Mediashopping a soli 99 euro.
“ Sì, mi ero stancato di mangiare ogni giorno dai Ciccioni del C.C. E non reputavo giusto che al terzo piano del palazzo di Bonola non ci fosse un fornetto per riscaldare le schiscette. Così ho trasformato la ventola del mio computer, che era già in ebollizione di suo, in un fornetto digitale”.
Imprenditrice di se stessa.


Luciano Cusumano: ad ogni nazione il suo popolo e ad ogni classe il suo Cusu. El Cusu, siculo di nascita e mescita, emigrato per fini femminili in terre senesi, avvolge e permea di mistero la sua biografia. Vecchia volpe d.o.p., Volpone incallito, Fox (non l’astrologo), nel corso di scorribande in Messico acquista il soprannome di Zorro – che significa volpe, mica pizza e fichi -dove con il fido maggiordomo muto Felipe (se solo potesse parlare…) conquista ed espugna con charme e schiaffioni il cuore di Milf ricchissime e baffute. Anche le receptionist- sfingi del palazzo di Intesa a San Poalo, non sono rimaste immuni dal fascino de El Cusu. “Toglietemi tutto, ma non il mio El Cusu”, i loro commenti criptati su chat aziendali.

Fabrizio Giuliano: era una vita tranquilla quella di Fabrizio prima che arrivasse a Milano, con una città ruspante in cui vivere e i forti affetti di una famiglia e una fidanzata. Tutto molto bello fino alla transumanza in Bonola. Fino all’incontro fortuito, ma fatale, con Cinzia. L’addetta al cleaning delle classroom, come lei ama definirsi. Braccato giornalmente, e progressivamente sedotto da moci di scopa bagnati e dissertazioni sulla raccolta differenziata, Fabrizio ha spiegato brevemente, come suo solito, le ragioni di un doloroso diniego. “ Era il 1989 quando la mia compagna dell’asilo si rivelò ed io…”
Cinzia non l’ha presa bene. E ha pensato di dirottare il suo amore su El Cusu che gli ha tempestivamente proposto un preventivo gratuito su un set di schiaffoni in toilette. Les jeux son faits.

Anna Battaini: l’iperattivo furetto di Varese con la risata da maialino adolescente. Che immagine disruptive, madonna mia… Esempio dell’ultima specie anteriore ai native digital, Anna inonda la classe della sua voglia di vivere e del suo entusiasmo bulimico.
“Senti Giorgio, io il termine entusiasmo bulimico lo correggerei. Mi sembra non propriamente focussato, noo? È focussato secondo te? Guarda, io farei una piccola analisi semantica/semiotica, noo? Anzi, facciamo così… te la faccio io su tutto il foglio. Facciamo 1 euro a nominativo, che dici? Noo? Ma no… ma che venale… è un incentivo alla qualità, no?”

Eva Sans: dulcis in fundo, il minotauro della Palestra. Figura mitologica metà NoTav metà Nerd; metà anti-sistema metà redazione da Novella 2000. Coriacea, indagatrice e sulle nuvole (in the cloud, fa più figo) è fiera come i suoi conterranei valtellinesi. Ripresasi alla grande dalla mannaiata della collega Altea, in seguito al ricovero al Gemelli di Roma, ha deciso di intraprendere la sua nuova sfida: diventare Papa. Entusiasti di questa sua decisione, gli amici del corso di enologia del bar di Cadorna e i tutor del progetto di questo master.
“Eva ova, che qualcuno delle quote vosa femminili, decidesse di intvapvendere questo pevcovso di emavginazione pvofessionale” ha chiosato l’organizzatrice del Master. “Chi poi favà vesistenze ad un pvogetto del geneve, vuol dive che non è pvonto al pvimo PPD. Papa Donna Digital”.


20 novembre 2012


Moltobene aveva già intromesso nei suoi racconti la 90. Che nulla ha a che vedere con la Paura (almeno nelle ore solari). Perchè la 90 è una linea della circonvallazione di Milano. Gemella siamese della 91. Sulla cui numerazione tuttavia ci son da aggiungere due considerazioni:

-    Per alcuni Milano ha tre circonvallazioni. Per altri quattro. Ma questi son punti di vita. E diottrie.

-     Reputo la cosa più difficile al mondo distinguere quale sia la 90 e quale la 91. Tipo la differenza tra Stornara e Stornarella. "Tra me e te". Tra Rosso terra di Siena e Rosso Malpelo.

Dicevamo, già si era scritto qualcosa sulla 90. Non fisicamente, sul mezzo. Perché è un mezzo che a malapena si lascia ospitare, sempre troppo zeppo di uomini/donne/odori. Qualcosa riguardo alla sua composizione etnica. Probabilmente su una ragazza rom che allattava senza remore qualche figlioletto del suo bastimento. Ma il cannocchiale.it è una piattaforma terribile. Una merda assoluta. Sarebbe troppo chiedere di scovarlo tramite una ricerca interna al blog. Perciò muoia Sansone e tutti i suoi link.

Assodata quindi la merdaggine tecnologica della piattaforma e il magico melting pot di umori ed odori del mezzo, ecco il motivo per cui oggi si prenderà nuovamente a discutere della celeberrima linea. Dando seguito e adito al proverbio cinese: “anche nelle cose brutte scova il bello”. Che non è “detto” esista come “detto”, ma ben si adatta alla filosofia trascendentale tipicamente asiatica. Che non sarà il focus di questo testo. Ma lo lambirà.

Durante l’ultimo viaggio nella 90, stretto come gli sgombri Riomare in olio di girasole, si è riuscito a trovare qualcosa di armonioso. Per la prima volta, si è vissuta la 90 per il ruolo a cui è stata preposta dal Dio dei mezzi beceri. Ovvero, si è vissuta la 90 come un’esperienza linguistica.

Una signorina asiatica, nella affollata Riomare in movimento, parlava con qualcuno al telefono. Impastando una varietà di suoni e varietà fonetiche da impressionare gli aridi. E gli arabi. Che di impastamento di consonanti se ne intendono…

-         Zguandeterenna pagayando money gherutringa ferie, do you need? Popurente gototo loffetza sciuo lady nuangarrtenovanta!

Solo una, questa, delle tante espressioni provate a riprodursi, pronunciate dalla missionaria della transizione ascetica del Dio dei mezzi beceri.

Quel misto di reminiscenze vietcong[1], inglesi e italiane, per una volta hanno condito con del misticismo e non con del dannoso sudore l’agonizzante e breve viaggio. Era fantastico ed eccezionale ascoltare i suoni di questa signora a ridosso della porta d’entrata. Questo suo mellifluo sgrammaticare che cozzava e impreziosiva (per contrappasso) le vocali milanesi dilatate dei “Minchiazzio[2]”di ritorno da scuola. Non più Arbre Magique ai bastoncini Findus. O esalazioni di Topexan proto pomeridiane. Solo magnifiche espressioni inconcepibili e imperscrutabili. Come novelli predicatori di un profano culto coreano. Opa Gnamgnam Style.



[1] Anche a chi è vissuto a Pisticci, per la forza di colonizzazione culturale americana almeno una volta nella vita è parso di sentire le grida dei  vietcong. Poi magari erano solo ricordi sbiaditi delle grida del bidello lucano...

[2]Minchiazzio: ragazzo in fase adolescenziale che è solito usare l’espressione Minchia o alternativamente Zzio come apertura colloquiale di una frase. Solitamente preceduto da un Oh!... Non è disdegnato inoltre la crasi tra le due espressioni: Oh, Minchia, Zio…”


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24 luglio 2012



1)      Parlar di Berlino. Comparare Milano con Berlino. Raccontare di esperienze vissute a Berlino. E concludere tutti i discorsi con: “ Ma noi non siamo mica a Berlino… ”

2)      Incontrarsi e frequentare bar e pub con cinquantenni che non si arrendono, che parlano di uicchend in Liguria e settimanine a Formentera. (e di Berlino ovviamente )

3)      Se di età inferiore o inclini alla resa, switchare la discussione sulle imminenti intenzioni di vacanza.

4)      Meravigliarsi e stupirsi indipendentemente dalla meta stabilita. “ Santa Rocca Berenzia? Un  posto fantastico.” Ma dove cazzo è Santa Rocca Berenzia?

5)      Bere molto. In barba alla crisi e ai prezzi dei cocktails da Opa petrolifera mediorentiale.

6)      Consolarsi ed attenuare i sensi di colpa dei soldi destinati all’alcool con frasi del tipo: “ Beh, però questo cocktail è davvero buono”. “ Otto euro per un Daiquiri del genere è fare beneficenza. Figa! ”

7)      Evitare di bere cose scontate. Più il cocktail è difficile da pronunciare più (secondo il barista) sarà buono.

8)      Indulgere con e compatire i baristi che aborrono le bevande semplici: i Gin Tonic; i Vodka Lemon. Perché di essi è il regno dei cieli.

9)      Gigioneggiare nei bar di cui sopra, agghindati con trucchi e parrucchi, immaginati, elaborati e sperimentati per almeno quaranticinque minuti.

10)  Discutere, alternativamente, delle sbornie passate. Preferibilmente della sera prima. E inanellare, con dovizia di particolari, lo storytelling comprensivo di: bevande bevute, sboccate effetuate e comportamenti molesti attuati in stato di molesta ubriachezza. 

11)  Essere scattanti, anche sparando clamorose cazzate, sul proprio Sé lavorativo.

Della serie: “ Che lavoro fai? ”. “ Mi occupo del cleaning del seafood e curo l’afterselling con i buyer occasionali”. Della serie: faccio il cozzolaro. Ma anche le cozze hanno bisogno di Glamour.

12)  Al calar del sole, ricordarsi di maledire le zanzare.

13)  Enumerare, nel dettaglio, le parti del corpo esposte alle punture di zanzare. Gergalmente, morsi.

14)  Sottolineare, per chi proviene da una città costiera, la differenza e supremazia  dell’aperitivo fatto in riva al mare nei confronti di quello abbozzato sui Navigli.

15)  Aspettarsi, di ritorno, la frase: “ Se Milan teneva lu mèr…”

 Gli altri 15 Trends Trendyni son stati soppressi causa Spending Review.


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17 febbraio 2012


Era più o meno in questi giorni. Forse Sanremo era già iniziato. Magari Celentano aveva già deciso di diventare predicatore evangelico apocrifo. Berlusconi era ancora sulla cresta dell’onda. Se magari non proprio sopra, si riscaldava per cavalcarla. E la crisi la guardavamo dal Cannocchiale. Punto it. Salutandola e preparandole le spiaggine per farla stare comoda. Ma non facciamo poesia…
Cinque anni fa, di questo periodo, un amico del cuore, con il suo scaltro modo di impartire ordini spacciandoli per consigli, mi disse: “Secondo me dovresti aprirti un blog”.
Gli risposi prontamente che la mia carriera universitaria era appena iniziata e non potevo permettermi distrazioni di natura commerciale.

Nacque così Moltobene. Per scherzo. E non solo nacque. Ma crebbe addirittura... 
Crebbe anche, perché prima i blog erano seguiti. Sui blog ci si scambiava opinioni e ci si confrontava. Il blog era il Nuovo. Avere un blog significava essere parte attiva della blogosfera. La blogosfera… anche chi in vita sua aveva bazzicato solo con Word finalmente accarezzava terminologie scientifiche. I blog erano i pomodori che Colombo portò dall’America. Inizialmente esotici, col progredire del tempo e dei loro usi, essenziali. A voler essere onesti, i pomodori, per l’evoluzione della cultura e civiltà europea, hanno significato qualcosa in più rispetto ai blog; basti pensare che i pomodori sono sopravissuti a Facebbok. E i blog no. Anzi, quanto appare antico, oggi, il blog, rispetto ad un tweet o ad un hashtag? Vetusto quanto Colombo forse. In persona. E non Peter Falk. Ovviamente.
Così, vedendosi scavalcare senza colpo ferire da mezzi più moderni, nei suoi primi cinque anni, Moltobene ha sfornato storie, personaggi, aneddoti, ricordi. Ha raccontato quello che gli capitava attorno. Cercandolo di fare sempre con il suo stile. Mai troppo serio. Mai in prima persona. Con le opinioni redazionali sempre camuffate e descritte da alter ego.

Moltobene quindi è cresciuto. E' diventato grande. Ha acquisito una sua identità. Spesso si è detto, tra sé e sé, che prima o poi sarebbe morto. O meglio, avrebbe deciso di morire. Dopo le centomila visite, magari. Un’eutanasia letteraria.
Ma così non è stato. Perché nel frettempo a Moltobene ci si è affezionati. E da che mondo è mondo, morire non è mai una scelta che si prende a cuor leggero.
Per questo Moltobene è andato avanti. Ha proseguito il suo cammino. La sua crescita. Ha capito che Facebook, non potendolo sconfiggere, bisogna farselo amico. E servirsene. Ha visto il diradarsi delle visite, dei commenti e degli aggiornamenti.
Ma nonostante tutto, oggi, ha compiuto cinque anni. Anche e soprattutto grazie a voi.
Grazie a chi, da cinque anni, ci legge. Ci segue. Ci apprezza. Ci stimola. Ci invoglia. Senza saperlo, ci fornisce materiale.

Sarebbe bello, tra cinque anni, festeggiare ancora e simbolicamente insieme, la prima decade. Ma chissà se ci saremo. Chissà se ci sarà l’Italia... Chissà se Moltobene continuerà a essere aggiornato... Chissà se i pomodori saranno passati di moda... Sotto la centrifuga del tempo.
Finiamola qui però, perchè stiamo di nuovo facendo poesia. Con un ultimo e doveroso Grazie.
E arrivederci.


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25 gennaio 2012


12.53. Esselunga. Via Pezzotti.  

-         Ciao.
-         Ciao a te.
-         Come mai tutto in nero oggi?
-         Perché la mia anima è cupa.
-         È cupa?
-         E torbida anche.
-         Pecchi?
-         Sovente.
-         E di che entità è il tuo peccare?
-         Cospicuo.
-         Un cospicuo peccare?
-         Assolutamente.
-         Sembra un titolo di un opera teatrale.
-         Ottimo suggerimento.
 
-         Quant’è?
-         Quattro euro e quaranta.
-         La gallina?
-         Prego, scusa… Ah, e io che ti stavo a sentire…
-         Ciao cara. Buona giornata.
-         Anche a te. E pecca meno.




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30 ottobre 2011


Qui elencate alcune delle principali categorie sociali con cui il receptionisit, addetto alla reception - per gli over sessantacinque rescepscion - si confronta:

 

-          Il Falco: si sporge oltre il limite consentitogli per scrutare il movimento decrescente della mano che ispeziona i nominativi.

Ha lo sguardo torvo e indagatore e il suo obiettivo preminente è l’anticipare il receptionist nella scoperta del cognome.

“Buonasera, benvenuto. Può dirmi il cognome?

“ Colotti.”

“Perfetto signor Colotti. Controlliamo subito. Colo…”

“Colotti. Eccomi, sono qua. Qua, vede?”

“Lei ha proprio una vista da falco signor Colotti.”

La prassi impone un sorriso cordiale e un arrivederci. L’istinto, un: “Piccionedimamita”

 

-          Il mezzomuto incazzoso: a molti saranno noti il mezzosangue e la mezzadonna, prelibato dolce domenicale. Di minore fama sicuramente invece, sarà il mezzomuto incazzoso.

Questi, arriva molto seccato in reception e alla domanda sul cognome risponde: Mhphnhto

Incredulo e immaginando la sordità completa come parte integrante del corredo genetico, il receptionist chiede nuovamente delucidazioni. Sentendosi ripetere: Mhphnhto.

A differenza del Falco però, questo astioso avventore, né aiuta né familiarizza con chi gli è dinnanzi. Piuttosto, rincara la dose,  pronunciando il cognome su soglie percepibili soltanto a John Cage.  La salvezza del receptionist in questi casi quindi, è affidata, in chi accanto all’afono perseverante  riesce a carpire un numero di consonanti tali da decifrare il cognome. Menpinetto.  

 

-          Il nobile: passi cadenzati e sicuri verso il banchetto della reception. Eleganza contundente e molesta. Capelli o troppo pochi o troppi e basta. Anche loro però inclusi nella panacea dell’eterea compostezza. Alla prima emissione di fiato infatti, si è pronti ad accogliere l’alta borghesia piemontese o strascichi di nobiltà sicula. Quando invece, sinuosa, piomba la greve disgrazia: “Buonasera. Uccione Lamberta Sgane.”

Badabam!

“Mi scusi?” risponde paonazzo il receptionist. Ed ecco la ripetizione dello stesso matusalemme linguistico a velocità doppia e volume decisamente inferiore.

“Mi scusi, il nome è Uccione?”

“No”

“E’ Lamberto?”

“ No, Lamberta comunque”

“Ah, mi scusi. Cosa rimane?

“ Sgane.”

“Et voilà. Sarà Sgane allora? Davvero un nome particolare…”

“Veramente il nome è Giangiacomo.”

“ Giangiacomo? Soltanto?”

“No. Giangiacomo Edoardo Luca Andrea”

“Ah, ok. E mi sembrava strano…”

Dopo tutto ciò, il receptionist può solo rimanere tale e quale. Immobile. Come un Gattopardo. Un Gattopardo di fronte ad un Manfredi di Salina qualsiasi.

 

L’ansioso: dopo la visione consecutiva di centinaia di nominativi, inanellati e concatenati l’uno sull’altro, capita a tutti di non scorgere un nome. Anche se granitico e immobile nel suo confortante ordine alfabetico. Può capitare una svista insomma.

Questo tipo di imprevisto, per l’iscritto ansioso, è come la democrazia per un dirigente governativo cinese: il terrore. Basta solo paventare un invito alla pazienza o una richiesta di revisione più accurata ed è la fine. Come l’intrusione straniera nel campo nei diritti umani a Pechino.

“ MI scusi, come non ci sono? Controlli bene. Io sono Giannelli. Mi sono iscritto stamattina. Anzi, mi sono iscritto ieri. È possibile che non ci sia? Cose da pazzi. Da paaa zzzi. Mi scusi, e adesso non posso partecipare? Son venuto fin qui, ed ora? Cose da pazzi. Da paa zziii. Ma controlli meglio. Non è mica possibile. Suvvia. Ora chiamiamo la mia segretaria e vediamo…”. 

Il bello di tutto ciò è che durante quasi tutti i casi di follia degenerativa dell’ansioso, latrice di chiamate minacciose a legali e segretarie, “Lei non sa chi sono Io”, il nominativo non prontamente scorto, scordato, insabbiato, salta fuori. Con una leggiadria tale da far sentire il receptionist un autentico babbeo e l’ansioso pronto per dettagliate visite ospedaliere.

 

-          L’improponibile italiano: e la mortale tendenza del receptionist alle risa villane. Anche perché con: Franco Martello, Ezio Lafalce, Gianni Merdo, i fratelli Virgine e Phiplippe Fallico, Maria Tettone, Remo Felice, Tiziana Lecchi, “Gimmy Ilpedofilo”, Paolo Scorreggio, Lorenzo Durezza, Pippa Norris, Ciro Dallamorte non è proprio semplice rimanere seri.   

 

-          Limproponibile straniero: Aasve Arnstein, Gosta Esping-Andersen, M. Jalovaara, Maaike Jappens, E. Maenpaa, Anna Maslauskaite, S. Milosavlejevic, Mai Heide Ottonsen, M. Jalovaara, L. Olah, Liat Raz-Yurovich, C. Schnor, Ekaterina Uglanova, S. Westphal. Giusto per citarne alcuni…

Nomi, che mai come in questi casi, parlano da soli. E sicuramente non in italiano.


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permalink | inviato da D.M.T. il 30/10/2011 alle 18:46 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa


11 ottobre 2011


Spesso il barbiere è una dimensione ultraterrena. Un fragrante limbo attraverso cui si entra in altre dimensioni, investigando, senza accorgersene, l’animo umano.

- Ciao Salvo
- Ciao Antonietta.
- Come stai Salvo?
- Bene Antonietta. E tu?
- Anche io. Molto bene. Senti Salvo, ti volevo chiedere una cosa.
- Dimmi tutto Antoniè.
- Sto camper, qua deve stare? Sta davanti casa. Sai com’è…
- No, Antoniè, non credo. E comunque sta da stamattina. Ieri sera non c’era.
- No sta da tre giorni.
- Da stamattina.
- No. Sta da tre giorni.
- No, Antoniè. Sta da stamattina.
- No, Salvo. Da tre giorni. A me non da fastidio. Però, sai com’è… Sta qua da tre giorni.
- Ci mettiamo a scùmmess? Ieri sera ho spostato la macchina e qui non c’era. Poi l’ho visto il proprietario. È un ragazzo. Al massimo se lo rivedo glielo posso dire. Gli dico: “Senti, qui molti hanno detto che qui dà fastidio il furgone. Se puoi spostalo perché prima o poi chiamano i vigili e ti fanno la multa.
- Ma no, non dirglielo. È che mica può stare qui il camper. A me non da fastidio, però…

Il possibile cliente, allibito, già impomatato e agghindato con teli da scivolo per i capelli inumiditi pensa alla basilare inutilità della conversazione. Con un principio logico scompone il tutto e analizza scientificamente.
C’è un furgone. E’ nel medesimo posto da tre giorni. Potrebbe essere ubicato sempre nello stesso luogo anche da trentatré giorni, il problema però continua a non sussistere, visto che alla signora Antonietta non da fastidio. O almeno lei così dice.
Risoluzione:
o la signora Antonietta è menzognera ed ipocrita e il camper le provoca fastidio oppure entrambi stanno amabilmente e con reciproco gusto disquisendo del-sul nulla.
Dopo questo momento di astrazione e analisi, il cliente quindi ritorna alla realtà. Si ritrova nel salone e aspettando l’apparizione di Beckett ghignante dietro la signora Antonietta, ascolta nuovamente:

- Ma allora tutte ste macchine parcheggiate così, mica possono stare… Danno tutte fastidio. Che ma fa? Dobbiamo chiamare i vigili? O fa la multa a tutti o non vale, scusa…
- C’hai ragione Salvo. C’hai ragione. Ma a me ste macchine mica mi danno fastidio. Nemmeno il camper mi da fastidio. È che sta qua da tre giorni. Sai com’è…
- No, Antoniè. Ieri sera sono uscito dalla palestra e non c’era.

Come allo stesso modo potrebbe ascoltare i duellanti: 
- Salvo, non li devi chiamare i vigili perché alla fine il camper sta qua solo da tre giorni…
- No Antoniè, non è possibile. Tre giorni sò troppi. E che mà fatt? Il parcheggio?
- Salvo, ma io l’ho visto solo stamattina.
- No Antoniè. Ti sbagli. Sta da almeno tre giorni. Facciamo a scummèss?

I capelli umidi diventano cervicale e pian piano si prende consapevolezza di assistere ad Aspettando Godot dal barbiere. Ad un prezzo probabilmente più economico di un biglietto teatrale. O quantomeno simile.

Epilogo del tronfio barbiere al cliente ormai ammalato:
“ Hai visto bello mì? Lei diceva che non gliene interessava niente e invece gliene interessava. E io l’ho capito subito. Subito! Sai che mestiere fa lei? Fa la portinaia. Lei portinaia. Io barbiere. Il barbiere è più forte. Vince sempre il barbiere. E poi si sa. Da che mondo è mondo le portinaie sono molto pettegole.”

Applausi.


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permalink | inviato da D.M.T. il 11/10/2011 alle 12:46 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa
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  22. Io so che uno tra Hitler e Napoleone è morto in una vasca da bagno!
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  27. - Luca, chi è Gandhi? - Uno scultore spagnolo...ha fatto la chiesa della famiglia e sono pure andato a vedere la sua casa. La casa di Gandhi! 
  28. Obama? il nome? Barack è il nome? Che brutto nome...
  29. Etiopia? Non lo so cos'è, ma deve essere roba di Africa...
  30. - Quindi hai imparato l'inglese a Glasdov? - Beh, ci ho provato. In Scozia lo parlano molto male. - Ma perche Glasdov è in Scozia?
  31. in questa settimana ti cerco vedere di provare e di richiederere se si può fare una ricarica 

                     

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Il Buddismo è una religione poliglotta

Dottor Ciao.

 

Solo Diliberto è più triste della carbonara mangiata con l'acqua (e senza il vino).

Io

 

  • Ma in questa festa che hai fatto con 7000 euro, ce n'erano almeno 1000 di valori?
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Se io vengo a studiare qui, prendo una brutta piaga

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  • Leon Battista Alberti era un uomo "abbastanza intellettuale"
  • Se oggi ero donna vi soddisfavo tutti.     

Monio 

  • Da un grande potere derivano grandi responsabilità 

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  • Basta! Da oggi non bevo più. Devo ritornare il ragazzo genuino che ero. Genuino. Genuino.Genuino.     

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  • Con quei baffi sembri Domenio Modugno
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