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Dio non è morto (e sta benissimo in Argentina)


...sta Luego


21 giugno 2012


Il campus di Somosaguas non è propriamete un campus. Tale secondo la legge e nella sua essenza, rispecchia e rimanda a qualcosa d’altro. Ad un resort dimesso. Ad una mezza pensione. Ad un album di Jarabe de Palo. Ad una ballata di Tomatito.

Vagano in esso, a volte, senza un’apparente connessione, figuri eleganti e distinti. Quasi certamente professori. Non collocati però nei loro giusti spazi. Appoggiati, pensanti, su qualche muretto all’ombra; o in cammino verso un qualcosa di ignoto. Alla ricerca della piscina o del gioco aperitivo che mai si farà.

Un campus sonnecchiante. Un campus ghiro. In Grecia un campus ghiros. Dove il giovedì pomeriggio, alla fermata del bus, studenti si avviano gaudenti, con in mano non libri e appunti, bensì bacinelle. E bottiglie. Buste stracolme di bottiglie. Presumibilmente da bere. O da bersi. E in separate buste, non vi è nemmeno da dirlo, c’è il ghiaccio. A quintali. E a cubetti. Un moderno ratto delle Alasche.

Vive a tratti, Somosaguas. Come tutti i campus. Come tutte le università. Si anima nei cambi di classe. Quando studenti sciamano, strillando, da un edificio all’altro. Per poi ritornare al silenzio. Ma non un silenzio scontato. Un silenzio più silenzioso. Quasi paradisiaco. Etereo. Un silenzio che dici: “Madonna che silenzio”. Un silenzio, così duro da raccontare... O forse solo avvertito tale, perché comparato al volume delle conversazioni degli studenti spagnoli.

http://www.youtube.com/watch?feature=endscreen&v=MatbhUlqA9Q&NR=1


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4 giugno 2012


• La perfidia delle donne trova il suo anfiteatro quando esse, in estate, esibiscono nudità spacciandole  per normale vestiario.

• Andare a lezione con le Havaianas è come partorire con la Salopette. Inconciliabile.
 
• Dopo l’errore di battitura di una password si diviene preda di un forte istinto di riscrivere nello spazio bianco: iachedaputtàndmèmt.

• Gli alberi in fiore che danno di “crudaiola” puniscono crudelmente oltre agli occhi anche gli stomaci

• Alle porchette cicciotte che in biblioteca ritirano il moccio con rumori regolari, va prescritta la graticola. Non gli antibiotici.


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19 maggio 2012




opera di: Andrea Antonio Fioravante




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5 maggio 2012


Sono giorni. Mesi ormai, che volevo rivolgerti queste parole. Anni probabilmente.

Dai favolosi anni novanta forse. Decade di codini e spensieratezza.

Queste parole quindi, vecchio mio, sono il risultato di un trauma sedimentato nel corso degli anni. Che prende vita nelle torride notti nord-baresi. Quando ancora chi abitava nel cento storico, non poteva installare condizionatori. Per non turbare e degradare il pubblico decoro estetico, debitamente prescritto senza nulla ricevere in cambio.

Già da allora, buffo e tozzo amico, da quando ancora ero un bimbo, tu, un tuo collega, o qualcuno a te molto simile, si piantava di fronte al balcone di casa. Per l’intera festa patronale. E suonava. Per tre giorni. Le stese canzoni. Lo stesso Celentano, la stessa Pausini, lo stesso Bocelli. La stessa continua e perfida agonia, perpetrata senza pietas, con quel invadente e perforante Flauto di Pan andino. Senza sosta. Fuuu Fuu Fuuuuuuuuu

 

Ti avviso in anticipo, amico aedo sudamericano. Probabilmente sarò rude. Troppo rude.

Tu però, candido surrogato di Mino Reitano cresciuto nelle orgogliose lande dell’Ecuador, prendi tutto quello qui scritto, come un consiglio. Come una parola detta da un amico. Con il cuore in una mano, e con nell’altra lo scroto. Lacerato.

“Nessuno comprerà i tuoi cd. Mai. Nemmeno per sbaglio”

 Anche se esposti con una scritta cubitale: Cinque euro. Nell’era di FilesTube ed Adunanza, nessuno ti darà qualche spicciolo. In questo periodo di lacrime e sangue, cinque euro saranno destinati ad altro. Non certo a Sentieros, il tuo disco autoprodotto. Con tanto di betulle e salici in copertina.

Anche perché, scuro e minuto amico, son più che convinto che dei tuoi continui e clamorosi insuccessi commerciali, tu ti rammarichi. Ti flagelli interiormente. E pensi che le tue performance accanto al distributore di Kit Kat, pecchino in qualcosa. In melodia. O nell’arrangiamento magari. E ti accanisci. Perdendo energie. Tempo. Ed opportunità. Sempre però con lo stesso risultato. Pessimo ed infruttuoso. Son convinto anche, che tornato a casa, i tuoi figli ti chiedano come è andata la giornata. E tu sia a pezzi. Non potendogli dire la verità. Che non hai venduto nulla, nonostante le indefesse ore di soffietti e sbuffetti su legnetti circolari. Un Bob Cratchit del duemila, oppresso dall’Ebenezer Scroogge dickensiano del Capitale.

Cosa farai quando tua moglie ti dirà che il prossimo mese, Carlos, il suo cugino peruviano, si sposa? Quando sarai costretto ad usare di nuovo, l’abito conservato in formalina? Bisunto. Tutto aggrinzito? E quando per il cugino di tua moglie, oltre che a liberatorie passeggiate da Zara, non potrai permetterti nemmeno il regalo? E dovrai riesumare la catenina col drago in metallo, vinta al Bingo nel ’96, con quell’ambo fortuito ed inaspettato. Tutto questo, perché? Perché?

Rifletti. Rifletti bene. C’è crisi, mi dirai. Certo, è verissimo. Ma c’è crisi per tutti. Nessuno escluso. E proprio per questo, nessuno comprerà mai le tue merdine. Nessuno coglierà Sentieros dalla fodera del flauto. Nemmeno per scherzo.  

Perché tra l’altro, amico mio, oltre a vendere e suonare musica di merda, sbagli anche repertorio.

Sei in Spagna. La gente non vuole Celine Dion. Non vuole Pavarotti. Non vuole sentire My Way col flauto. Le note evidentemente troppo alte, perforano l’orecchio.

 La gente vuole la tradizione. I classici. Vuole ascoltare quel Sud America immaginato e mai potuto vedere. Cazzo ti suoni Stevie Wonder col flauto? Sei kitch. Sei inattuale. Sei scontato. Banale. Arcaico.

 

Vorrei dirtele queste cose, amico mio. Vorrei parlarti. Spiegarti perché il tuo porta chitarra è sempre zeppo di Sentieros e sprovvisto di euros. Ma no ho il coraggio. Sono un vile borghese. Metropolitano per giunta. Ed intellettualoide. Perché il suffisso oide è sempre meglio di -ista o di –ale. A meno che tu non sia un numero dieci. (E sempre a meno che) non si indossi una maglia a strisce, bianca e nera.

Vorrei comunicare con te, amico mio, dolce emigrante dell’Ecuador... Vorrei  ascoltare i segreti della tua lontana terra natia. E dissuaderti dal continuare a perdere tempo accanto al distributore dei Kit Kat. A suonare le tracce di Sentieros con quell’indigesto Flauto di Pan.

Probabilmente però, non lo farò mai. Ed è  proprio per questo, dunque, che ti scrivo.

Perché fortunatamente, di tutto quello che io penso, mai ne verrai a conoscenza.

Se per il tuo male o per il tuo bene, sarà il tempo a dircelo.


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5 marzo 2012


Pisos che odorano di sacrestia; tizi in metro che sanno di mangime per uccelli; emorragie nasali tamponate con foglietti di Moleskine; sardi e portoghesi perennemente raffreddati, disgustosi per il continuo raccattare muco dalle mucose occluse; francesi che sibilano e cinguettano, e non su Twitter; senzatetto con fildiferro artigianali che estraggono monetine, mentre musici professionali cantano Smile; collegamenti tra Metro in stile Shining; partitelle sotto casa in trecento contro trecento, senza essere a Sparta; l’assenza della Salsa, sopperita con l’omonimo ballo;  figli di bidelle che suggeriscono alla mamma: “Non ha capito niente. Forse è inglese”;

Gente in moto perpetuo a qualsiasi ora, modalità Movida; chilometri di coda e di pullman per dare baci alla statua di Gesù; torrenti e cascate di pubblicità, senza argini e senza rispetto; l’evidente e malcelata ammissione d’inferiorità calcistica rispetto al Barcellona.
Bikini e infradito al campus con i primi sospiri di un sole clemente.
 
L’arte e la capacità solo iberica, di far sentire “crucco” un terrone; coinquiline silenti a tal punto da temere il decesso improvviso; il dovere, preteso, di gesticolare per il sol fatto di esser nato in Italia; richieste di caparre, destinate a rimanere tali: richieste; Seat e multipli di Seat; S e J che conducono allo sputo involontario; giovani genitori con autostrade di lingue in bocca; bimbi dei genitori erotici che perforano timpani, aizzati da signore forse audiolese; peruviani, barcollanti e identici a Toto Cutugno, cacatisi sotto,  cacciati dalla Seguridad della Metro.
E la quasi totale assenza di pioggia. Da più di un mese.
Apriti cielo.


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permalink | inviato da D.M.T. il 5/3/2012 alle 20:18 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa


10 febbraio 2012


  •  a.      Mangiare merdine sfiziose, scrutando la sazietà come orizzonte inarrivabile, sballottati e  pigiati in reconditi anfratti di un locale pullulante di anime. Non pie.  
  • b.     Raggiungere gli amici che si son volontariamente abbandonati, per poi, a causa della troppa attesa (nella metro), ripercorrere lo stesso tragitto al contrario senza essersi incontrati.
  • c.      Incontrare gli amici di cui sopra (ovviamente nella metro) e scoprire che sono molto più ubriachi di te.
  • d.     Osservare tutti i tuoi amici che entrano in discoteca, mentre tu battibecchi con i buttafuori, tutti vestiti come Chuck Norris.
  • e.      Prendere la ultimo metro, allontanandosi maggiormente dal punto di destinazione e accorgersi che la prossima metro ripartirà tra sei ore. Perdere quindi la ultima metro.
  • f.      Raccattare, fortuitamente, un salvifico autobus diretto verso casa, costretto ad ascoltare uno slavo logorroico, zeppo di profumo molesto.
  • g.     Trovare il primo portone di casa, misteriosamente chiuso a chiave dalla serratura minuscola e sfigata.
  • h.     Penso possa bastare.
  • i.       Buonanotte.


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4 febbraio 2012


Ci conoscemmo tanti anni fa.

Eravamo entrambi giovani. Io ancora adolescente. Tu in voga.

Eppure ci capimmo da subito. Sin da subito.

 

Eri così strano. Così voluminoso. Così da me diverso.

Tutto gonfio, senza metà, integro e intero.

 

Ne è passato di tempo da quella prima sera.

Da quel primo inverno.

Ne abbiam viste di cose.

Di città, continenti e nazioni.

 

Eppure siam rimasti sempre più o meno gli stessi.

Identici nel mondo di essere.

Con qualche chilo e acciacco in più.

Usi e abusi.

 

Ora in Spagna tutti ti guardano.

Ti osservano. E di conseguenza osservano me. Che ti porto ancora.

Tronfio. E da te mi allontano sempre con molta difficoltà.

Perché sfilarti è sempre un' impresa.

 

A volte ci hanno scambiati per Santa Klaus. La mia barba però non è ancora bianca.

O per pompieri. Ma il fuoco per ora arde solo la mia anima.

 

Dai, lo sai. Non arrossire.

Più di così non potresti, sciocchino.

Voglio solo ringraziarti.

E dirti che la mia vita, senza di te, uguale non sarebbe stata,

Giubbotto Rosso.


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  9. http://www.youtube.com/watch?v=XgszlJMR7_E
  10. Ma il gobbo era di Nottingham o di Rotterdam?
  11. (Ad un professore d'informatica) Scusi, ma lei lo conosce Google Hearth ?
  12. Il grosso non piace, il definito piace! Se costruisci mostri, se mostri attrai!
  13. In un certo periodo della tua vita riesce ad essere difficile fare lo Iulm! 
  14. Ma se io vado da Canova, gli dò 5000 euroe gli dico di farmi entrare nella casa del Grande Fratello, lui ci riesce?
  15. Non tutti siamo uguali, quindi tutti siamo diversi.
  16. Sai, pensavo di stare peggio con gli esami. - E invece? - Invece sto messo male.
  17. Ero seduto sul posto accanto a uno che ha fatto il compattato di cui non l'ho passato
  18. Anglofono e anglofilo... è tipo Galatone e Galatina?
  19. Sono a Londra che studio italiano che devo preparare gli esami di Spagnolo....
  20. Oh ragazzi, non dite che io non conosco la storia. Mi ricordo tutto. Anche quando l'Italia ha vinto i mondiali nel '90.
  21. Oh ragazzi, ma l'Aquila non si trova nel Lazio?
  22. Io so che uno tra Hitler e Napoleone è morto in una vasca da bagno!
  23. Le torri gemelle sono cadute a novembre.
  24. L'America fu scoperta nel 1890.
  25. Ma dai, cosa dici... Matera è in Puglia.
  26. - Luca, ma dov'è morto Napoleone? (dopo un suggerimento mal compreso) - In viaggio. - Non in viaggio. Ad Ajaccio. Ma sai almeno che Ajaccio è in Corsica? - Si, si. Corsica in Spagna.
  27. - Luca, chi è Gandhi? - Uno scultore spagnolo...ha fatto la chiesa della famiglia e sono pure andato a vedere la sua casa. La casa di Gandhi! 
  28. Obama? il nome? Barack è il nome? Che brutto nome...
  29. Etiopia? Non lo so cos'è, ma deve essere roba di Africa...
  30. - Quindi hai imparato l'inglese a Glasdov? - Beh, ci ho provato. In Scozia lo parlano molto male. - Ma perche Glasdov è in Scozia?
  31. in questa settimana ti cerco vedere di provare e di richiederere se si può fare una ricarica 

                     

   SCRIPTA MANENT    

 

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- Mamma, quando sarà, me la scrivi tu la Tesi? - Ed in cosa? - Non lo so. Basta che me la scrivi tu...

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- Che Bevi Fabrì? Un Gin Tonic?  - No. Non posso. Con un Gin Tonic faccio un altro figlio stasera... 

Zio Fabrizio

 

- Cosa fa Valeria nella vita? - Ingrassa. 

Ilaria Santeramo

 

Voi sapete che io bevo solo sul lavoro. Da poco però, ho iniziato a bere solo verso fine lavoro.

Vinicio Capossela 

 

Gli starnuti li sanno fare solo i merdosi

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Facciamo che ci diciamo amore per finta?

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- E tu di che squadra sei? - Io non seguo più il calcio. Da quando non gioca Batistuta questo sport non ha più senso.

Anonimo spettatore della Bet Shop in via Pomponazzi 

 

E' sotto i volti angelici che si nascondono le più grandi Moane Pozze

Marco Lomuscio 

 

In via Torino ( a Milano), a quest'ora c'è da camminare con la minchia in mano.

Gabriele " Gabs" Genovese

 

Penso che la signora Orietta Berti, assomigli ad un tortellino.

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In questa università si sta compiendo una tragedia. Per il fatto che voi non sapete niente. Ma davvero niente! Ogni secondo scompaiono secoli di nozioni millenarie. Così: puff!

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Il Buddismo è una religione poliglotta

Dottor Ciao.

 

Solo Diliberto è più triste della carbonara mangiata con l'acqua (e senza il vino).

Io

 

  • Ma in questa festa che hai fatto con 7000 euro, ce n'erano almeno 1000 di valori?
  • Va bè... lei è stata con con dei ragazzi che sono dei Sex Symbol. Io invece sono un "ex" symbol

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Se io vengo a studiare qui, prendo una brutta piaga

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  • Mio figlio non m'interessa che venga intelligente e bravo a scuola, l'importante è che sia agile e scattante, come Martins
  • Leon Battista Alberti era un uomo "abbastanza intellettuale"
  • Se oggi ero donna vi soddisfavo tutti.     

Monio 

  • Da un grande potere derivano grandi responsabilità 

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  • Basta! Da oggi non bevo più. Devo ritornare il ragazzo genuino che ero. Genuino. Genuino.Genuino.     

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Giuseppe Ferron Spadaro



  • Cecchi Paone ha accettato di andare sull' Isola dei Famosi , perchè credeva fosse a Mykonos

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  • "Benvenuti nella Repubblica Indipendente del mio PC"

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Giuseppe Diella 

 

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Capitano Daniel Francia

 

  • Ahhh, quindi al ritorno abbiamo fatto lo stesso tragitto dell'andata, però al contrario?

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  • Anche perchè, tutti i ragazzi che sono andati in Inghilterra con "L'INPS"...

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  • Oggi sei vestito come un borgataro.  

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