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Dio non è morto (e sta benissimo in Argentina)


Cronache Belghe


27 aprile 2010


PREMESSA

 

Il narratore e tre colleghi del Progetto Leopardo a Bruxelles, per festeggiare degnamente il 25 Aprile decidono di recarsi a Namur pur di combattere l’atarassia domenicale foriera del cortocircuito da maccheroni al forno e Quelli che il calcio.

 Tornati a casa  però, gli allegri turisti saranno costretti a convenire che talvolta è meglio fare la cicala che la formica.

 

Namur.

Inutile e bigia cittadina della Vallonia, nota ai più ( forse) per una Cittadella medievale, che di medievale il tempo non ha lasciato più nulla. Solo i sotteranei.

I disgraziati ragazzi che abitano a Namur infatti, sono soliti radunarsi nei pressi di questa “ex” Cittadella, per condividere amabilmente dei sani momenti di svago a base di Jupiler e cocaina. “Namur è talmente brutta che possiamo solo divertirci così”, rivela un ragazzo della combriccola festosa tra un ruttino alcolico e l’altro.

 

Dopo aver visto i sottereanei dell’ex Cittadella, per non rifare con il bus l’inerpicato cammino che conduce alla stazione, quattro turisti italiani (sempre quelli del Leopardo) hanno la brillante idea di chiedere un passaggio a un gruppetto di ragazzi che aveva scelto l’ex cittadela come luogo di bisboccia.

Ai primi due l’idea si rivela straordinaria. Vengono accompagnati in stazione in una sobria e comoda Golf da un giocatore di Beach Soccer (a detta di una dei due, davvero tosto) con trascorsi italiani.

Agli altri due ( compreso chi scrive ovviamente), l’idea sarà la messa in atto di un calvario tronca coronarie.

 

“Do you want a passage? Ok, come with me!”

Gli altri due disgraziati  infatti, vanno in macchina con Fatvel, obeso kosavaro trapiantato in Belgio, con occhiali da sole alla Lapo Elkan e camicia sbottonata fino al torace egregiamente depilato con rasoio.

Spesso si ha l’impressione di avviarsi volontariamente e consapevolmente verso un disastro. È dalla retromarcia della Mercedes di Fatvel che i turisti ostaggi capiscono la veridicità di questa affermazione.

 

Fatvel, insieme ai suoi due compagni di viaggio, un ragazzo belga e un suo connazionale con cui il narratore dialoga in uno stetnato inglese, tanto per gradire, scambia la discesa  dalla Cittadella per il circuito di Maranello, difatti accellera quando dovrebbe decellerare, derapa quando dovrebbe scalare, frena quando dovrebbe dare precedenza. Il suo connazionale nel frattempo tocca e urla contro chi si accosta alla sua macchina, che sia donna, uomo o ciclista; condisce i suoi apprezzamenti col costante suono del clacson che Fatvel non lesina mai, da buon e tellurico direttore d’orchestra.

 

Una volta affrontata la discesa Maranello poi, come MinimoComuneDenomitare ogni qualvolta la macchina si incanala nel traffico: grida laceranti e clacson da vittoria ai mondiali.

Sempre nel traffico, mentre il suo compare si siede sul finestrino e grida come un dannato, seguendo il coro esultante delle macchine dei suoi amici, Fatvel beve birra ( Jupiler) e cambia musica dal suo Iphone sul cui sfondo campeggia la scritta Ibiza.

Si lasci al lettore immaginare la tipologia degli mp3.

 

La strada che costeggia il centro e che conduce alla stazione infine, è la strada che ammicca all’infarto; sorpassi su rotatorie e frenate a un millimetro dal parafango altrui. Ciononostante, i due turisti ostaggi, non hanno ancora paura di Fatvel. Fatvel ha una Mercedes ed è lampante che sappia guidare.

 

Gli stessi però in compenso, si cacano in mano, biblicamente, quando il connazionale di Fatvel propone una simpatica gara automobilistica con una Golf ferma al semaforo. È lì che cominciano a pensare come spiegare ai propri genitori la morte avvenuta a Namur, in una Mercedes rubata di un pregiudicato kosovaro.

È solo grazie al passeggero e amico belga infatti che si evita la gara e una morte annunciata.

 

Di colore verdognolo Lega, i due turisti ostaggi ringraziano per il passaggio ricevuto e declinano educatamente l' invito ad un barbecue in riva al fiume. Anche perchè l'invito presupponeva un bel giretto in macchina.

 

Una volta rilasciati senza riscatto, gli ostaggi turisti vedranno nei binari l'apparizione di schiere di santi. 

E penseranno a quanto è bello essere cicale. Cra Cra Cra.  

 

p.s. Babbo, se leggi questo post non dire niente alla mamma.


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16 aprile 2010


Prosegue l’inchiesta segreta e irta di pericoli volta a scoprire le mille sfaccettature del giornalaio più pericoloso del Belgio.
Il lettore infatti, leggendo queste cronache dalle Fiandre, si sarà imbattuto, qualche post fa, nella descrizione di Pippo, il tabaccaio killer.
Per fortuna e dovere di cronaca, i resoconti di questo bislacco esercizio commerciale non si arresteranno a quell’articolo, anzi, si amplieranno con la descrizione del gineceo di matrone assassine, presenti e fumanti nella bottega di Pippo.

Appena si entra nella sua personale alcova della morte, le tre donne bivaccano e chiacchierano sedute, ognuna su una rispettiva sedia. La signora mora alla cassa, fuma e sfoglia i giornali. La signora bionda, a ridosso della porta d’entrata, fuma e sorseggia del vino bianco. La signora a destra invece, dietro lo scaffale dei quotidiani nazionali, fuma, ovviamente.
Ma accarezza il cane, un labrador sereno e pacato. Se solo quel labrador potesse parlare...

A differenza di Pippo, il loro delfino, il loro bebè a cui hanno trasmesso tutte le tecniche di morte, le tre matrone assassine ostentano calma e rilassatezza; non ascoltano muscia elettronica per mascherare l’evidente imbarazzo di un intruso che è costretto ad entrare nel loro negozio e che potrebbe involontariamente smascherare il loro mortifero segreto.
Ogni cliente che entra è accolto con cortesia e sorrisi. Uno sguardo al cane, un occhio all’oggetto da richiedere e l’ignaro visitatore rimane all’oscuro di quanto accade nel sottano del locale.

Nel bunker di Rue du Trone dove ogni stagiaire potrebbe perdere per sempre il privilegio di vedere la luce del sole.


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30 marzo 2010


Quando lo vidi il primo giorno, aveva un lungo maglione a gola che copriva i suoi esili ed aggraziati arti da capriolo della val Badìa. Mi disse: piacere, mi indicò la mia postazione, e pian piano mi insegnò tutti i trucchi del mestiere, tutte le pratiche che adesso svolgo con scaltrezza, solo e soltanto grazie alle sue dritte.
Il vecchio S. Z. è un personaggio molto interessante, dalla cui frequantazione ( in questo caso forzata) si può uscire o rinvigoriti o spossati. Un pò come Mary Poppins, di lui ci si può solo meravigliare. Si potrebbe pensare: come ha fatto quest’uomo, a soli 26 anni e tre quarti, ad avere tante lauree e ad aver visto così tante parti del mondo? Come può quest’uomo, vivere in una così profonda misantropia e sguazzarci dentro così bene?

Con il vecchio S. si possono affrontare discorsi ed avventure. Si può discorrere di tassisti alle Isole Cayman e si può albergare in pronto soccorso brussellesi, osservando la mite e serafica pace di questi centri di ricovero, così diversi da quelli delle nostre terre d’origine.
A lui, che il primo giorno mi disse: “ Beh, sì, io sono di origini fasanesi...” per alludere a quella vocazione congenita da giramondo, va il pensiero di chi tra poco sarà costretto a fare a meno delle sue doppie sciarpe contro i microbi dei belgi zotici; dello zainetto Lacoste indossato sulla sola spalla sinistra, indispensabile rimedio contro le avversità del mondo; delle sue giacche marroni, indossate prima di lui solo da Giuseppe Tomasi di Lampedusa e Lord Byron.
Chi scrive spera di rincontrarlo chissà dove tra non troppo tempo, per sentire di nuovo echeggiare, con quella pronuncia sì nasale e sì cara: “ Giorgiiinooo”

Cristiana T.
Donna dalla grande esperienza. Dal grande sostegno morale, dall’imperituro conforto e prima di una concreta conoscenza, dall’implacabile ritrosia. Ad una simpatica ed innocente battuta del narratore la Tosti infatti quasi un mese fà, rispose, con tono fermo e intimidatorio: “ Non permettermi più, eh! ”
Il lettore però non s’illuda, dalla T., in questo troppo breve periodo di condivisione lavorativa e sosta gratuita serale, nell’ostello di Rue des Confederes, son giunti solo sorrisi, proposte di carrambate e parole di aiuto.
Avvenente, desiderata e preziosa, non nell’accezione puramente barese del termine, la bella bionda di Carbonara ha fatto perdere il sonno al rivenditore pakistano poco economico sotto casa sua, al conducente baffuto e villano del 64 e anche se il suo marito putativo tende a nasconderlo, al suo compagno, coinquilino ( forse amante, fonte Novella 2000) S. Z.

Una coppia (e che coppia), senza la quale, la Regione Puglia non potrà essere più la stessa.
Forse, il narratore, per vincere la nostalgia, comincerà a bere l’orrorifico e bianchiccio Actimel,  ingerirà i biscotti a forma di ferro da stiro e chiederà al ristoratore di turno solo dei pomodori ben lavati.
Ma sarà destinato a prendere il 64 da solo.
Inesorabilmente.


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18 marzo 2010


Ci sono dei ruoli cinematografici destinati a soggiornare coattamente nei ricordi di ogni spttaore.

Antony Hopkins che interroga la spaurita Clarisse ( Jodie Foster) ne Il Silenzio degli Innocenti è un vivido ricordo che balugina nella mente nei momenti di maggiore scoramento.

Allo stesso modo, lo squartatore di fanciulle sovrappreso, che balla prima di sacrificare la sua ultima vittima che in realtà lo porterà alla morte, inietta quel senso d’impotenza e fastidio difficili da obliare in tempi brevi.

Dopo la premessa il succo.
L’attore che interpreta il serial killer nel succitato film non sole esiste e fa il tabaccaio ma vive a Bruxelles ed è realmente un serial killer.

Scaltri fisionomisti della redazione di Moltobene sono riusciti a riconoscerlo grazie alle stesse falle caratteriali del protagonista del film e hanno già contattato la Fandango per girare l’ennesimo sequel della serie con protagonista Hannibal Lecter.

Il silenzio dei tabaccai.

Pippo, il tabaccaio killer, nome di cortesia che gli hanno attribuito gli investigatori-cronisti-redattori di questo blog, è un tipo losco. Visibilmete disadattato, Pippo è solito ripetere almeno due volte di seguito la comanda che gli si ordina, postponendo una risata ebete alla fine della frase. Esempio:
-          Good mornig. Two stamps, please.
-          Two stamps. Ah ah ah. Ah ah ah.
-          Thank you. How much?
-          2 euros. Ah ah ah. Ah ah ah.

La sua bottega è sempre deserta, silenziosa e ordinata, con musica elettronica in sottofondo, chiaro tentativo di occultamento delle vittime, segregate e sbudellate in cantina.

Dimesso, smunto e anemico, il vecchio Pippo passa tutto il giorno a scuoiare ragazze adolescenti, senza curare il suo corpo e il suo abbigliamento, affossato da improbabili e aberranti scarpe infortunistiche.

Come si suol dire: poi non dite che noi non vi avevamo avvisato... 


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25 febbraio 2010


Dicono che il Belgio, e in particolare Bruxelles, sia una sorta di punto strategico per i terroristi di fede islamica. Mimeticamente confusi nell’integrazione strabordante di questo paese, molti dei più pericolosi e riottosi attentatori hanno trascorso periodi della loro vita nelle Fiandre; o hanno contribuito al gigantesco mercato degli stager brussellesi, applicandosi ed imparando le fini e losche trame del terrorismo

Di questa situazione la gente ne è consapevole. Ma non teme nulla.
Un tacito accordo tra le forze di polizia e i capi del terrore fa sì che i primi non abbiano impacci di ordine pubblico nella vita quotidiana e i secondi possano svolgere Master poco pubblicizzati in “Economie e Progettazione di attentati” o conservino feudi intoccabili in quartieri periferici delle grandi città ( non a caso è sconsigliato ad un non-arabo di avventurarsi per Anderlecht in notturna)


Quello che la gente non sà, e che come sempre, la redazione di Moltobene svelerà senza remore e rimorsi, è il luogo dove un terrorista decide di diventare terrorista: il Colruyt.
Il Colruyt è un supermercato, la cui marca è presente in modo capillare sul territorio. Molto più simile ad un ferramenta che ad un supermercato (a causa dei suoi interni grigio-topo) questo supermercato figura al primo posto nella speciale classifica dei luoghi meno pratici in Europa dove fare la spesa. Secondo solo al Lidl come tristezza intrinseca, il Colruyt offre però interessanti dettagli endogeni di tristezza:
- Il banco frutta: con kiwi e melanzane a 4 euro al chilo.
- Il reparto formaggi: dall’odore così pregnante che si raccomanda l’attraversamento dello stesso con maschera antigas.
- Le scarpe infortunistiche: indossate da tutti i cassieri durante l’orario di servizio. ( In Italia non le usa neanche chi è obbligato a farlo)
- L’assenza di buste: chi volesse servirsi di banali buste di plastica per portare gli svariati chili di spesa a casa, è sostanzialmente fottuto.
- L’impratico concetto di cassa: molto più simile alla griglia di partenza di F1, (per i due carrelli posizionati simmetricamente uno accanto all’altro) che ad una cassa di un supermercato.

È qui che un terrorista cova sentimento di astio per il mondo e decide di porre fine alla propria e altrui esistenza. Quando capisce che magari è più economico farsi saltare in aria che fare la fila al Colruyt. Quando prende atto che una vita così, alla fin fine, non è possibile.
Caro terrorista, una volta tanto, non potremmo che darti ragione.


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16 febbraio 2010


QUACQUARELLI:  è troppo facile eleggere un leader se invecedi una democrazia vige un sistema totalitario. Tale è il principio che ha fatto di questa prima settimana  Cosimo senzavirgola Stefano Quacquarelli il personaggio più discusso, chiacchierato, dibattuto ma soprattutto amato della casa. È lui il padrone di casa che fa gli onori versogli ospiti, che incanta con i suoi racconti e che con scioltezza illustra le differenze tra la scuola canadese e quella europea. Con delle premesse come queste il mondo non può che strizzare l’occhio alla sua onnivora scaltrezza. 

RUGGEROMONTERISI: premio ugola d’oro a Montecatini nel 1998, “Monterey”, iracondo e  deciso, schivo ma buono. Accusa problemidi integrazione, infastidito dal “cip” sul tavolo da gioco delle ragazze, verso i poco graditi israeliti, ma si rifà alla grande soltanto il giorno dopo, stringendo un’assoluta amicizia con lo spassoso Joghy, ballerino alcolico di pub con jukebox.  Si attendono solo buone nuove.

ANTONIO CORIOLANO ROTUNNO:  il bell’avvocato pugliese non solo è nobile nel cognome, ma anche nell'animo. Nei primi giorni di convivenza tratta gli ortaggi e la frutta che pulisce con una delicatezza quasi anacronistica, e sempre come un gran signore, col passare del tempo fa capire chi è che comanda, imparando a buttare solo la scorza e non anche il frutto. È così che si fa. E poi dicono che l’aristocrazia non ha quel quid in più.

NUNZIA PERRONE:  la dottoressa Perrone, Pellone o Pevvone, a seconda di come si interpreti la sua “r”, sfoggia le sue doti già dopo qualche ora l’atterraggio a Charleroi, facendosi inondare dalle sovradimensionate valigie, rischiando di provocare un genocidio e bloccando lo sbocco delle scale ai poveri passanti. Mimma Nunzia Perrone però, da subito si rivela donna seria e affettuosa, gentile e servizievole, dolce ed adenoidea. Completa e preparatasu tutti i fronti, pecca e perde la testa quando si parla di shopping. Tenta di coinvolgere con la complice-carnefice Giannattasio, coinquilini ignari e contrari alle torture da centro commerciale. Nonostante tutto: più dolce di un cioccolatino di Bruxelles.

ORONZO CILLI: indispensabile, birbante, briccone, sagace, battutista, buona forchetta, uomo di partito, di cultura e dal sonno pesante. Perfora i muri di notte e gli animi di mattina. Tratta i suoi ragazzi coccolandoli come fossero i budini discount per i quali sacrificherebbe la propria vita, divertendoli e svegliandoli almattino con Catarì. “ Tu non esci più di casa perché mai te fann assì” proprio così i suoi ragazzi, che lovorrebbero in Belgio in pianta stabile. Solo la mozione Monterisi: “SonniTranquilli” potrebbe far cambiare idea a quanti dei ragazzi lo vorrebbero, comedice De Gregori: sempre e per sempre.

STEFANIAPAGANELLI: Che Belgio sarebbe senza Paganelli. Pugliesi rimbambiti vagherebbero per rue de Confederes senza poter e saper parlare con nessuno. Da vera esterofila, la dottoressa Paganelli invita ripetutamente il suo gruppo di amici a staccarsi dalla mamma patria e a stringere rapporti d’amicizia (e non solo) con i locali; il gruppo però, restio alle sue dotte favelle preferisce testare le affinità linguistiche tra le diverse città, esercitandosi su canzoni in vernacolo (A’ rapein) e poker notturni. Temeraria.

MASSIMO TAMBLE’:All'improvviso sei fuggito via lasciando il vuoto in questa vita mia senza risposte ai miei perché adesso cosa mi resta di te.Tamblè Tamblè il profumo della tua pelle, Tamblè il respiro di te sul viso, Tamblè la tua bocca di fragola, Tamblè il dolce miele dei tuoi capelli. Tamble il veleno di te sul cuore, Tamblè via d'uscita per questo amore , Tamblè  non c’è vita per me più, Tamblè Tamblè altra ragione che mi liberi l'anima.

CHIARA DIGIATTANASIO: non solo è la più piccola ma è anche di Trinitapoli. Per la serie che le sciagure non vengono mai da sole, questa povera bimba porta il peso delle sue gravi origini che non dissimula affatto imprecando e bestemmiando come uno scaricatore dei Camogli a Genova. Il lettore però non si illuda. La puella del gruppo, spesso fa parlare di sé per la sua eleganza e il suo charme. E per le sue scollature alla Madame Pompadour. Anche lei non può che crescere e migliorare. Solamente in bene. Ovvio…

ANGELA “AKI” RACANATI: il suo nome ricorda e suggerisce, la somiglianza con il personaggio del Trecento in Altamurano, misto al nostalgico e vivo ricordo delle cozze arracanate. Tutti si chiedono cosa ci faccia a Bruxelles e non a Salsomaggiore, ma la bellezza, oltre ad essere mezza altezza, non sfigura nemmeno nei grigi palazzi belgi.

NICOLA LO PIZZO: che il ragazzo abbia talento, non lo si deduce solo dalle pietanze preparate con gran classe per una marea di stagisti affamati. La sua intelligenza è spendibile, la sua amicizia fruibile e la macchina per tagliare i capelli opinabile. Insieme a Paganelli insorge contro la collettività forzata e forzosa. Profondo conoscitore del Belgio a causa di esperienze pregresse, mette la sua esperienza a disposizione del gruppo. Ineccepibile.


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  16. Sai, pensavo di stare peggio con gli esami. - E invece? - Invece sto messo male.
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  19. Sono a Londra che studio italiano che devo preparare gli esami di Spagnolo....
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  21. Oh ragazzi, ma l'Aquila non si trova nel Lazio?
  22. Io so che uno tra Hitler e Napoleone è morto in una vasca da bagno!
  23. Le torri gemelle sono cadute a novembre.
  24. L'America fu scoperta nel 1890.
  25. Ma dai, cosa dici... Matera è in Puglia.
  26. - Luca, ma dov'è morto Napoleone? (dopo un suggerimento mal compreso) - In viaggio. - Non in viaggio. Ad Ajaccio. Ma sai almeno che Ajaccio è in Corsica? - Si, si. Corsica in Spagna.
  27. - Luca, chi è Gandhi? - Uno scultore spagnolo...ha fatto la chiesa della famiglia e sono pure andato a vedere la sua casa. La casa di Gandhi! 
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  29. Etiopia? Non lo so cos'è, ma deve essere roba di Africa...
  30. - Quindi hai imparato l'inglese a Glasdov? - Beh, ci ho provato. In Scozia lo parlano molto male. - Ma perche Glasdov è in Scozia?
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