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Dio non è morto (e sta benissimo in Argentina)


Diario


5 dicembre 2011


Ascoltare

meccanici annunci ATM

con Rom che eseguono virtuosismi

su fisarmoniche troppo elettriche

illudendosi di stare in

un raduno Hardcore.

 


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11 ottobre 2011


Spesso il barbiere è una dimensione ultraterrena. Un fragrante limbo attraverso cui si entra in altre dimensioni, investigando, senza accorgersene, l’animo umano.

- Ciao Salvo
- Ciao Antonietta.
- Come stai Salvo?
- Bene Antonietta. E tu?
- Anche io. Molto bene. Senti Salvo, ti volevo chiedere una cosa.
- Dimmi tutto Antoniè.
- Sto camper, qua deve stare? Sta davanti casa. Sai com’è…
- No, Antoniè, non credo. E comunque sta da stamattina. Ieri sera non c’era.
- No sta da tre giorni.
- Da stamattina.
- No. Sta da tre giorni.
- No, Antoniè. Sta da stamattina.
- No, Salvo. Da tre giorni. A me non da fastidio. Però, sai com’è… Sta qua da tre giorni.
- Ci mettiamo a scùmmess? Ieri sera ho spostato la macchina e qui non c’era. Poi l’ho visto il proprietario. È un ragazzo. Al massimo se lo rivedo glielo posso dire. Gli dico: “Senti, qui molti hanno detto che qui dà fastidio il furgone. Se puoi spostalo perché prima o poi chiamano i vigili e ti fanno la multa.
- Ma no, non dirglielo. È che mica può stare qui il camper. A me non da fastidio, però…

Il possibile cliente, allibito, già impomatato e agghindato con teli da scivolo per i capelli inumiditi pensa alla basilare inutilità della conversazione. Con un principio logico scompone il tutto e analizza scientificamente.
C’è un furgone. E’ nel medesimo posto da tre giorni. Potrebbe essere ubicato sempre nello stesso luogo anche da trentatré giorni, il problema però continua a non sussistere, visto che alla signora Antonietta non da fastidio. O almeno lei così dice.
Risoluzione:
o la signora Antonietta è menzognera ed ipocrita e il camper le provoca fastidio oppure entrambi stanno amabilmente e con reciproco gusto disquisendo del-sul nulla.
Dopo questo momento di astrazione e analisi, il cliente quindi ritorna alla realtà. Si ritrova nel salone e aspettando l’apparizione di Beckett ghignante dietro la signora Antonietta, ascolta nuovamente:

- Ma allora tutte ste macchine parcheggiate così, mica possono stare… Danno tutte fastidio. Che ma fa? Dobbiamo chiamare i vigili? O fa la multa a tutti o non vale, scusa…
- C’hai ragione Salvo. C’hai ragione. Ma a me ste macchine mica mi danno fastidio. Nemmeno il camper mi da fastidio. È che sta qua da tre giorni. Sai com’è…
- No, Antoniè. Ieri sera sono uscito dalla palestra e non c’era.

Come allo stesso modo potrebbe ascoltare i duellanti: 
- Salvo, non li devi chiamare i vigili perché alla fine il camper sta qua solo da tre giorni…
- No Antoniè, non è possibile. Tre giorni sò troppi. E che mà fatt? Il parcheggio?
- Salvo, ma io l’ho visto solo stamattina.
- No Antoniè. Ti sbagli. Sta da almeno tre giorni. Facciamo a scummèss?

I capelli umidi diventano cervicale e pian piano si prende consapevolezza di assistere ad Aspettando Godot dal barbiere. Ad un prezzo probabilmente più economico di un biglietto teatrale. O quantomeno simile.

Epilogo del tronfio barbiere al cliente ormai ammalato:
“ Hai visto bello mì? Lei diceva che non gliene interessava niente e invece gliene interessava. E io l’ho capito subito. Subito! Sai che mestiere fa lei? Fa la portinaia. Lei portinaia. Io barbiere. Il barbiere è più forte. Vince sempre il barbiere. E poi si sa. Da che mondo è mondo le portinaie sono molto pettegole.”

Applausi.


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14 marzo 2011



FOTO A CURA DI: Marcello De Masi (marcellodemasi@hotmail.com)

Diciamo che siamo un po’ romantici. E che siamo sognatori. Anche un po’ di sinistra forse, se la sinistra avesse corpo anima. Rimaniamo dunque solo romantici e sognatori.
Difatti il sabato usciamo alle 10:30, con una bottiglia di vino e dei canestrelli, che non berremo noi, ma che renderemo pubblici, non in rete, ma su dei banchetti bianchi da spiaggia. Quelli dove d’estate scocca il rumore delle carte.
Non siamo fessi. Un tantino filantropici, quello sì.
Prendiamo tanta acqua, molto freddo e umidità in abbondanza, perché a Milano il clima non vuole cambiare; piove, governo ladro. Ma non può piovere per sempre. Per questo ci avviciniamo al suono della musica, percorriamo strade, sotto balconi assenti, al mattino colme di brusii e adesso, di notte, deserte.
E arriviamo. Finalmente. In Piazza Affari. Sede della Borsa. Sotto il dorso del dito medio di Cattelan.


Sotto il porticato di Piazza Affari, con il cavallo di Troia del controverso artista, almeno duecento persone, di età, estrazione sociale, vissuti e agilità diverse, danzano. Molti sono mascherati. Chi con un pigiama, chi come la fata turchina, chi con una muta da sub, chi con un costume da bagno e le infradito. Nonostante i pochi e scomodi gradi.

Ballano la Mazurka. Per l’occasione, mascherata. Secondo evento, dopo il primo, in cui non essendo ancora Carnevale e invadendo, si presume, senza autorizzazione il centro di Milano era: Klandestina.

La ballano vecchietti con abiti e scarpe da tennis, ballerini-adescatori professionisti, dilettanti vogliosi e asincroni. La ballano (molti) con estrema grazia, con suadente armonia, con sottile e fine erotismo, opposti conciliabili solo tramite il nirvana della danza.

Noi osserviamo. Estasiati. A volte capiamo che la pista non può ancora accoglierci, litigando se si balla in quattro o cinque tempi, osservando però sbigottiti quanto per altri il tutto si faccia con occhi chiusi e trasporto. Ci domandiamo chi organizza il tutto, senza volerlo effettivamente scoprire. Tra una foto e l’altra vediamo splendidi vecchini fermarsi a osservare e chiedere informazioni. Conversiamo amabilmente e apprendiamo che il nostro interlocutore è Ulrico Hoepli. E che la gente d’altri tempi, in sparute eccezioni vive ancora il presente.

Alla fine noi ce ne andiamo, mentre loro ancora ballano, con dei nuovi Sandokan e Mago Merlino che volteggiano leggiadri in pista. Anche se piove e fa ancora più freddo, torniamo a casa contenti. Perché abbiamo capito che esistono dei balli di gruppo che non siano La Macarena o “El Tiburon”.

Perché tra un mese, o forse due, la posta privata di Facebook avrà come oggetto un’altra Mazurka e rifacendo una cosa che ricorda i nostri avi e la riviera romagnola, saremmo lo stesso incredibilmente paghi.






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1 gennaio 2011


SI AVVISA LA SIG.RA AMMINISTRAZIONE CHE: 

 

E’ severamente vietato lasciare i fili elettrici, antistanti alle ported’ingresso, del piano: 1, 2, 3, 4, 5, 6,7, scoperti

È severamente vietato lasciare la colonna portante di ogni piano, di fronte all’uscita dell’ascensore, bicolore

È severamente vietato non asfaltare il pavimento e lasciarlo simile al più usurato lastricato di Pompei.

È severamente vietato lasciare la finestra tra il quinto e il sesto piano simile a quelle viste in "Fuga da Alcatraz" di Don Siegel.

È sempre severamente vietato lasciare il sesto e settimo piano con i mattoni del balcone grezzi, non stuccati né pittati, stile pre-paleolitico.

È vietato, severamente, lasciare le tapparelle, custodite all’esterno da un’esile membrana di ferro, che col primo soffio di vento possono staccarsi dal muro e volare per strada.

Sarebbe sempre vietato costruire i muri di casa dello spessore di tre centimetri, i quali, oltre al volume incredibile e insopportabile per cui si rimproverano gli affittuari depravati sono così inefficaci che consentono l’ascolto ( talvolta indesiderato) addirittura della tosse o degli starnuti dei vicini. Non solo della musica o del trapano.

Sarebbe anche vietato costruire case che dopo 3 anni dalla costruzione presentano le prime crepe sul soffitto.

Ma soprattutto è indegno non finire i lavori di costruzione, per motivi ignoti e ancora peggio non comunicati, pretendendo bon ton da abitanti di Notting Hill.

Prego per la franchezza.


Qualche affittuario.


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26 ottobre 2010


-          L’americano del pensionato:

sale sull’autobus ad una fermata prima della tua. Caratterizzante la sua timbrica vocale cavernicola, viaggia quasi sempre accompagnato da una sua amica ( anch’essa americana) che ride ogni ventidue secondi emettendo squittii molesti e dannosi per lo stretching mentale mattutino.

 

-          Il ragazzino bastoncino Findus:

adolescente dall’acne prepotente, con il giubbotto talmente impregnato di olio fritto che nel tram affollato e appannato delle otto di mattina, desta nausea e Macarene stomacali; nelle ore di punta invece, viene scambiato per patatina fritta e assaltato dagli indigenti affamati

 

-          Il Nonno coglione:

in virtù e a causa della sua età, occupa quasi sempre uno dei seggiolini verde e nero del 15. Supino, sdraiato, seduto o in piedi, in ogni caso desterebbe attenzioni per la sua acuta stupidità. Cerca chiunque incroci il suo sguardo per riferirgli e chiedergli ovvietà. “ Guardi, quella macchinetta non fa i biglietti. Lì vanno solo gli abbonamenti.” Naturalmente il consiglio offerto, è noto anche all’extracomunitario che viaggia abusivo da quando è in Italia e che mai potrà permettersi l’abbonamento. 

 

-          L’esca:

uomo o donna di non specificata età ed estrazione sociale che viene puntato e predato dal Nonno coglione. A sua volta può scindersi in:

o    Esca proattiva: che non solo risponde, ma alle 8:17 ha anche la forza di sollecitare e aizzare la coglionaggine del N.c.

o    Esca inerme: assolutamente impreparata e senza possibilità di salvezza alcuna, assalita dalla verve del N.c. rotea le orbite alla ricerca di qualche spettatore interessato, per comunicare la sua sofferenza, il suo sgomento, il suo sconforto.

 

-          L’ebete di fronte alla portiera d’uscita:

sovente incolpevole ( a causa di auricolari nella tromba di Eustachio che renderebbero silenziosi gli elefanti di Annibale) ma il più delle volte conscio e cosciente, questa tipologia di personaggio appare sorda e aliena alle richieste di permesso che gli piovono addosso.

Si posiziona in un punto tale da costringere il viaggiatore in uscita a esibirsi in Lambade incaute. Sarebbe semplicissimo scendere, fare un passettino, per poi risalire, facendo un altro passettino. E invece no. L’ebete rimane fermo sulla soglia. Immobile. E ti guarda infastidita, scostante e impaurita. Rendendo la discesa da un tram, simile allo sbarco in Normandia.  


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5 ottobre 2010


Insieme al pantalone alla zuava e all’occhiale da vista con montatura nera, spessa e sgargiante, nella culla della moda italiana, Milano, ha preso corpo e consistenza il nuovo fenomeno di Marketing: Abercrombie e Fitch. 

Popolato e presidiato da commessi statuari, palestrati e depilati, il negozio, sito in una traversa di Corso Vittorio Emanuele, conserva le tradizioni del paese di produzione, in cui prima di riuscire ad entrare nello store, è necessario attendere una ventina di minuti in coda. Stile biglietti per Milan - Inter.
 

Trovato il corridoio antistante all’ingresso, inspiegabilmente vuoto e scevro da file di quattordicenni arrapate, colui che scrive trova il coraggio di compiere lo stesso gesto che fece Alice, esortata dal bianconiglio . Un due e tre.

 

Subito dopo aver varcato la soglia del negozio, si viene accolti da due commessi giovanissimi, bellissimi e dalla dentatura alla Mentadent. Se non fosse per un Marcantonio seminudo con una camicia a quadri tutta aperta ( tanto da chiederti cosa cazzo se la sia messa a fare) che ti guarda come Colin Farrell in Alexander dicendoti: “Hi, how are you?”, l’accoglienza sarebbe anche positiva.(Dell’utilizzo improprio della lingua inglese però, se ne parlerà tra qualche riga).Inizia la visita del tempio. Dopo qualche metro e la prima rampa di scale, l’aria diventa rarefatta, causa eccessive dosi di profumo effuse dal condotto di areazione. In profumeria, quando si ha la forza di entrare, si respira meglio. Se fuori non c’è fila è perché dentro c’è così tanta gente da rendere impervio il movimento. I commessi sono quasi più dei clienti. Ed è istruttivo descriverli. 

Tutti tonici, chi molto alto, chi meno, gli addetti alle vendite sono vestiti e promuovono ( banalmente) la merce del loro tempio. Il dress- code interno all’azienda prevede l’uso di jeans e camicie a quadri per i ragazzi, come il Colin Farrel dell’ingresso, e jeans e canottiere per le ragazze. Le ragazze, ed è bene sottolinearlo, hanno tutte l’infradito. Tutte. Forse perché tra una pausa e l’altra fanno la doccia? Forse perché AeF non ha ancora sviluppato una collezione di scarpe? Forse perché le commesse di AeF sono tutte spiaggione? Forse non lo sapremo mai. Tra l’altro, le commesse, sia al primo piano che al secondo piano, ballano e ondeggiano i loro deretani, attaccate alla ringhiera; soavi e armoniose danno tutte l’impressione che alla tua prima avance possano dartela. E mò magno…

I ragazzi, più o meno lo stesso, con la differenza che non hanno le infradito e che non sculettano appoggiati alla ringhiera; quello che più accomuna loro alle colleghe invece è l’azione congiunta di molestia subliminale che compiono nei confronti dei turisti/clienti a zonzo per il negozio. 

Come prima solo accennato, con cadenza regolare e sistemica si rivolgono ai clienti parlando in lingua inglese. Al primo: “ Hi, what’s going on?” infatti, si sorride. Al secondo, con un dito e un espressione farlocca si risponde: “Il pezzo di Marvin Gaye?”. Al terzo, si smadonna contro il/la commesso/a. Se un americano entra in un ristorante italiano, in America, il cameriere gli dice: Ciao come stai? Parlami in italiano. Cribbio!

Non si è accennato invece alla linea di prodotti di Abercrombie e Fitch. Volutamente. Perché quei capi che allo scriba possono risultare gradevoli, ad altri potrebbero risultare di dubbio gusto.È eloquente però, sottolineare che di tutto quanto visto, la cosa più interessante risulta la scritta che campeggia su un cartellone dei lavori in corso, all’uscita del tempio. La scritta, fatta nella prima parte con un pennarello rosso e nella seconda con uno nero, recita così: 
“L’importante è prenderselo nel culo. Come il barista del caffè San Carlo”

 


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14 dicembre 2009


L'abbandono di Via Meda 33/a


La casa è bianca. E vuota. I muri sono tornati bianchi, scevri da poster di film e fotografi.
Le ciambe delle mani e dei chiodi però resistono.
A coprirli, un inverosimile e grossolano stucco.
Via Meda 33/a sta per essere abbandonata al suo tragico destino. L’incuria dei proprietari, tanti, disinteressati e avidi, sommata all’accanimento del tempo, probabilmente condurranno il palazzo ad una prossima demolizione. La verticale voracità edilizia di Milano è tristemente nota.

Moltobene dunque, lascia il suo primo studio creativo, le mura domestiche dentro cui è nato, l’osservatorio privilegiato di tanti accadimenti narrati: dai celebri tortellini al peperoncino, alle abitudini alcoliche del caloroso bielorusso; dallo sconforto di Willy e del suo partito sempre perdente ai tentativi di messa in sesto dell’appartamento ( a cui Willy inorridiva al sol pensiero ). 
 
E' triste per la redazione di Moltobene rimembrare tutto quello che è successo in quel lillipuziano appartamento arroccato su delle scale hitchcockiane; quasi doloroso in questo Eurostar City che conduce i membri della sua redazione nella natia cittadina pugliese, accanto a signore leccesi che cuciono a maglia e parlano della diaspora dei loro figli.

Sarà questa infatti cagione per cui, invece di continuare ad intessere le righe seguenti di malinconia non troppo velata, la redazione chiuderà questa tranche de vie
descrivendo l’ultima notte passatavi insieme al suo compagno d’avventura più fedele e fidato, (anche perché unico coinquilino“legalmente” ufficiale) l’imperituro: Odisseo.
Questi infatti, pochi giorni fa, giunto a letto una volta terminata un’estenuante trattativa di fantacalcio volta a conservare nelle proprie fila la rivelazione juventina –probabilmente l’unica – Martin Caceres, vide il suo compagno di stanza, e gli rivolse le seguenti parole: “ Che tristezza sta casa. Tutta bianca. Tutta spoglia. Non sembra casa nostra”. L’A.d. di Moltobene, narratore in pectore di quanto qui avvenuto, non potette che asserire e abbozzare un triste cenno d’assenso.
Odisseo allora, si diresse verso il suo letto, si tolse le pantofole, tentò di ordinare la giungla delle lenzuola, e si infilò sotto le coperte. Prima di prendere sonno però e cadere nelle braccia di Orfeo, scoperchiando il piumone dal suo corpo da poco prono e volgendosi con il deretano verso il narratore aggiunse: “ Tutto devefinire come è cominciato “, emettendo un vigoroso e mefitico peto.

Ebbene, con questa novella, chiedendo venia per essersi scordato di menzionare la sua laurea su questa piattaforma virtuale come fatto in passato per altri cari amici,  Moltobene rende omaggio a tre anni di convivenza ed empatia profonda, nei confronti di quello che prima di esser stato un coinquilino è stato un amico fidato.

La stazione di Termoli non è mai stata molto briosa ma con le signore che continuano a cucire, i ragazzi dell’est che ad ogni fermata scendono dal treno per fumare e la signora accanto, mai doma nel parlare del figlio a Lampedusa, la redazione di Moltobene prende coscienza che in Via Meda non farà più ritorno.
E  non le resta che piangere.


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12 dicembre 2008


Pulizie


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  9. http://www.youtube.com/watch?v=XgszlJMR7_E
  10. Ma il gobbo era di Nottingham o di Rotterdam?
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  12. Il grosso non piace, il definito piace! Se costruisci mostri, se mostri attrai!
  13. In un certo periodo della tua vita riesce ad essere difficile fare lo Iulm! 
  14. Ma se io vado da Canova, gli dò 5000 euroe gli dico di farmi entrare nella casa del Grande Fratello, lui ci riesce?
  15. Non tutti siamo uguali, quindi tutti siamo diversi.
  16. Sai, pensavo di stare peggio con gli esami. - E invece? - Invece sto messo male.
  17. Ero seduto sul posto accanto a uno che ha fatto il compattato di cui non l'ho passato
  18. Anglofono e anglofilo... è tipo Galatone e Galatina?
  19. Sono a Londra che studio italiano che devo preparare gli esami di Spagnolo....
  20. Oh ragazzi, non dite che io non conosco la storia. Mi ricordo tutto. Anche quando l'Italia ha vinto i mondiali nel '90.
  21. Oh ragazzi, ma l'Aquila non si trova nel Lazio?
  22. Io so che uno tra Hitler e Napoleone è morto in una vasca da bagno!
  23. Le torri gemelle sono cadute a novembre.
  24. L'America fu scoperta nel 1890.
  25. Ma dai, cosa dici... Matera è in Puglia.
  26. - Luca, ma dov'è morto Napoleone? (dopo un suggerimento mal compreso) - In viaggio. - Non in viaggio. Ad Ajaccio. Ma sai almeno che Ajaccio è in Corsica? - Si, si. Corsica in Spagna.
  27. - Luca, chi è Gandhi? - Uno scultore spagnolo...ha fatto la chiesa della famiglia e sono pure andato a vedere la sua casa. La casa di Gandhi! 
  28. Obama? il nome? Barack è il nome? Che brutto nome...
  29. Etiopia? Non lo so cos'è, ma deve essere roba di Africa...
  30. - Quindi hai imparato l'inglese a Glasdov? - Beh, ci ho provato. In Scozia lo parlano molto male. - Ma perche Glasdov è in Scozia?
  31. in questa settimana ti cerco vedere di provare e di richiederere se si può fare una ricarica 

                     

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  • Se io avevo sta macchina, se io avevo sta macchina, se io avevo sta macchina, era bello!

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  • La tua stanza da di pasta e patate. Apri la finestra.
  • Con quei baffi sembri Domenio Modugno
  • Oggi sei vestito come un borgataro.  

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