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Diario
25 gennaio 2012
La cassiera confessora
12.53. Esselunga. Via Pezzotti.
- Ciao.
- Ciao a te.
- Come mai tutto in nero oggi?
- Perché la mia anima è cupa.
- È cupa?
- E torbida anche.
- Pecchi?
- Sovente.
- E di che entità è il tuo peccare?
- Cospicuo.
- Un cospicuo peccare?
- Assolutamente.
- Sembra un titolo di un opera teatrale.
- Ottimo suggerimento.
- Quant’è?
- Quattro euro e quaranta.
- La gallina?
- Prego, scusa… Ah, e io che ti stavo a sentire…
- Ciao cara. Buona giornata.
- Anche a te. E pecca meno.
| inviato da D.M.T. il 25/1/2012 alle 14:22 | |
24 dicembre 2011
Scene di vita vissuta 22
L'incredibile saggezza del Dottor S. a ridosso della nascita di Nostro Signore G.C.
-
Dottor S., incontrarla è sempre un piacere.
-
Mi fai emozionare. – Pausa - Mi fai emozionare. – Altra pausa-
-
Dottore, ma dopo il suo decesso, ovviamente il più
lontano possibile, svelerà i segreti della sua eterna giovinezza?
-
- Pausa – Molto semplice. – Pausa e sospiro – Molto semplice.
Sposarsi una
volta sola. Amare, sempre. Fidanzarsi, sovente.
-
Buon Natale dottore. Ne prendo nota. Sul serio…
-
Buon Natale a te. – Pausa- Mio giovane amico. – Altra
pausa - Buon Natale.
Natale
saggezza
vita
| inviato da D.M.T. il 24/12/2011 alle 21:5 | |
19 dicembre 2011
Goffredo e la crudeltà
Goffredo è solito trascorre molti mesi dell’anno in una frenetica città. Un posto dove scuri figuri bardati di smoking e tailleur, quando ancora fuori sembra notte, escono dai vagoni del metrò con passo spedito. Pensierosi e tellurici. Goffredo però non vive a New York. Per quel processo di osmosi che avviluppa l’animo dei cittadini alla città in cui vivono, anche Goffredo spesso va di fretta. Ha mille cose da fare in un minuto. Di queste mille, novecentonovantotto ne scorda, ma non se rammarica. L’importante, nella sua città, è avere sempre tanto da fare. Un da fare incontrollabile. Per fortuna però, nonostante il caotico e convulso andazzo della sua City (che non è Londra), alcuni abitanti della stessa, forse a causa delle loro origini o forse perché dotati di un carattere mansueto, accompagnano il passare del tempo con ritmi placidi e bucolici. Che bello il mondo dunque, per la sua diversità, per la sua difformità, per la sua contrapposta visione dell’avanzare del tempo. E quanto fortunato Goffredo che vive e approfitta simbioticamente del placido stridore tra i due opposti. Queste indigestioni di fortuna però, tendono ad assottigliarsi quando Goffredo, acquisita una tantum la topica smania della città in cui vive, cozza con un insolito incedere flemmatico di altri suoi concittadini. Qualche mese fa infatti, Goffredo si recò nella biblioteca della sua facoltà di Scienze Politiche. Mosso dalla fretta di cui sopra, disse alla bibliotecaria il titolo di un libro, senza però accorgersi dell’assenza della stessa. “Sacripante!” esclamo tra sé e sé. E menomale che non lo esclamò ad alta voce. La bibliotecaria infatti, visto Goffredo al banchetto, prontamente si avviò verso la sua postazione lasciata sguarnita. Si era attardata sulla scrivania del suo collega Fortunato, ci tenne a dire, discorrendo sulla terribile fine del buontempone Gheddafi. Goffredo però, poco partecipe, asserì meccanicamente, pronunciando il titolo del libro che aveva premura di ritirare, inconsapevole che di lì a poco, la tragedia della disparità tra intenti giornalieri si sarebbe presentata nella sua più totale crudezza. “ Ah, le serve questo testo?” disse la bibliotecaria il cui aspetto dava l’impressione di un recentissimo rientro da Woodstock. “Lo sa che è un testo molto bello? L’ha letto il figlio di una mia amica”. Fuochino. - Mi scusi se ho tardato a servirla, ma parlavo con il mio collega Fortunato. Fuochetto. - Sa, parlavamo di Gheddafi. Che brutta fine che ha fatto. Che brutta fine... - Certo, signora. Orribile. È quello il testo? - Sì, sì. È questo. Certo che Gheddafi è stato proprio crudele eh… Fuocaccio. - Una crudeltà... Ma di una crudeltà… non mi ci faccia pensare. - Eh infatti signora, non ci pensi. – provava a rispondere Goffredo ormai rassegnato all’incendio totale, alla volontà evidente di conversazione della bibliotecaria, letale e dannosa per le novecentonovantotto commissioni improrogabili di Goffredo. - Dicono che Gheddafi sia anche stato più crudele di Hitler. Incendio. 118. SOS. - Ma secondo lei è stato più credele Gheddafi o Hitler? Fuoco e fiamme dappertutto. Incendio doloso e indomabile. Come avrebbe potuto spiegare Goffredo che la sua mattinata era affastellata di compiti e doveri irrinunciabili? Come avrebbe potuto mandare seccamente affanculo quella signora brevilinea con più monili sul collo che sale in zucca? Non lo avrebbe mai potuto fare. E infatti non lo fece. Conversò sulla crudeltà dei dittatori, sul coefficiente variabile di crudeltà per dittatura, passando in rassegna, visto che era a Scienze Politiche, tutte le dittature più efferate da Pinochet a Pol Pot. . Senza speranza per i suoi intenti. Senza più la volontà di volerli vedere portati a termine. Vittima di un molesto sopruso. Crudele. post dedicato al mio caro amico O. l'ebreo
gheddafi
crudeltà
goffredo
| inviato da D.M.T. il 19/12/2011 alle 10:59 | |
5 dicembre 2011
Da un'altra parte
Ascoltare
meccanici annunci ATM
con Rom che eseguono virtuosismi
su fisarmoniche troppo elettriche
illudendosi di stare in
un raduno Hardcore.
poesia
milano
atm
| inviato da D.M.T. il 5/12/2011 alle 12:38 | |
18 novembre 2011
Dialogo col nonno 15
- Ninoooo, bbbello di nonno. Bbbeelloooo. Come stai?
- Bene Franco. Molto bene. Sto tornando a casa. Lo sai?
- Sì, amore di nonno. Sì. E questa è una notizia ancora più bella. Non solo stai tornando, ma anche oggi. È una meraviglia. Domani stai qui! che bbellooo
- Perché, così domani mangiamo insieme?
- Certo. Ma non solo.
- Perché domani mangiamo insieme e compri le cozze?
- È chiaro. Ma non solo per quello.
- Dobbiamo giocare ad indovina chi? Io ho paura di te, Frank. Che c’è domani?
- Ah ah ah. (risate diaboliche che fanno presagire nulla di buono) Ho pensato che domani mattina possiamo andare alla Sagra del cardoncello a Minervino. Che ne pensi? Stanno dei funghi Nino… ma bbelliiii. Sai che tagliatelle che si mangiano con quei funghi…
- Scusami Frank. Ma a che ora vorresti andare domani, domenica mattina, alla sagra del cardoncello?
- No, no. Non ti preoccupare. Non presto. Alle nove. Nove e mezzo. Non presto.
- Franco, ma le nove è l’alba. Non è presto.
- Mmmeeennn vattìn. Quante chiaaacchieereee. Quanto dobbiamo stare? Andiamo là e torniamo indietro.
- Va bè. Va bè. Poi domattina si pensa. Sempre se non chiedo al capotreno di fare inversione di marcia.
Funghi
cardoncello
Minervino
| inviato da D.M.T. il 18/11/2011 alle 18:51 | |
30 ottobre 2011
La reception
Qui elencate alcune delle principali categorie sociali con cui il receptionisit, addetto alla reception - per gli over sessantacinque rescepscion - si confronta:
- Il Falco: si sporge oltre il limite consentitogli per scrutare il movimento decrescente della mano che ispeziona i nominativi.
Ha lo sguardo torvo e indagatore e il suo obiettivo preminente è l’anticipare il receptionist nella scoperta del cognome.
“Buonasera, benvenuto. Può dirmi il cognome?
“ Colotti.”
“Perfetto signor Colotti. Controlliamo subito. Colo…”
“Colotti. Eccomi, sono qua. Qua, vede?”
“Lei ha proprio una vista da falco signor Colotti.”
La prassi impone un sorriso cordiale e un arrivederci. L’istinto, un: “Piccionedimamita”
- Il mezzomuto incazzoso: a molti saranno noti il mezzosangue e la mezzadonna, prelibato dolce domenicale. Di minore fama sicuramente invece, sarà il mezzomuto incazzoso.
Questi, arriva molto seccato in reception e alla domanda sul cognome risponde: Mhphnhto
Incredulo e immaginando la sordità completa come parte integrante del corredo genetico, il receptionist chiede nuovamente delucidazioni. Sentendosi ripetere: Mhphnhto.
A differenza del Falco però, questo astioso avventore, né aiuta né familiarizza con chi gli è dinnanzi. Piuttosto, rincara la dose, pronunciando il cognome su soglie percepibili soltanto a John Cage. La salvezza del receptionist in questi casi quindi, è affidata, in chi accanto all’afono perseverante riesce a carpire un numero di consonanti tali da decifrare il cognome. Menpinetto.
- Il nobile: passi cadenzati e sicuri verso il banchetto della reception. Eleganza contundente e molesta. Capelli o troppo pochi o troppi e basta. Anche loro però inclusi nella panacea dell’eterea compostezza. Alla prima emissione di fiato infatti, si è pronti ad accogliere l’alta borghesia piemontese o strascichi di nobiltà sicula. Quando invece, sinuosa, piomba la greve disgrazia: “Buonasera. Uccione Lamberta Sgane.”
Badabam!
“Mi scusi?” risponde paonazzo il receptionist. Ed ecco la ripetizione dello stesso matusalemme linguistico a velocità doppia e volume decisamente inferiore.
“Mi scusi, il nome è Uccione?”
“No”
“E’ Lamberto?”
“ No, Lamberta comunque”
“Ah, mi scusi. Cosa rimane?
“ Sgane.”
“Et voilà. Sarà Sgane allora? Davvero un nome particolare…”
“Veramente il nome è Giangiacomo.”
“ Giangiacomo? Soltanto?”
“No. Giangiacomo Edoardo Luca Andrea”
“Ah, ok. E mi sembrava strano…”
Dopo tutto ciò, il receptionist può solo rimanere tale e quale. Immobile. Come un Gattopardo. Un Gattopardo di fronte ad un Manfredi di Salina qualsiasi.
L’ansioso: dopo la visione consecutiva di centinaia di nominativi, inanellati e concatenati l’uno sull’altro, capita a tutti di non scorgere un nome. Anche se granitico e immobile nel suo confortante ordine alfabetico. Può capitare una svista insomma.
Questo tipo di imprevisto, per l’iscritto ansioso, è come la democrazia per un dirigente governativo cinese: il terrore. Basta solo paventare un invito alla pazienza o una richiesta di revisione più accurata ed è la fine. Come l’intrusione straniera nel campo nei diritti umani a Pechino.
“ MI scusi, come non ci sono? Controlli bene. Io sono Giannelli. Mi sono iscritto stamattina. Anzi, mi sono iscritto ieri. È possibile che non ci sia? Cose da pazzi. Da paaa zzzi. Mi scusi, e adesso non posso partecipare? Son venuto fin qui, ed ora? Cose da pazzi. Da paa zziii. Ma controlli meglio. Non è mica possibile. Suvvia. Ora chiamiamo la mia segretaria e vediamo…”.
Il bello di tutto ciò è che durante quasi tutti i casi di follia degenerativa dell’ansioso, latrice di chiamate minacciose a legali e segretarie, “Lei non sa chi sono Io”, il nominativo non prontamente scorto, scordato, insabbiato, salta fuori. Con una leggiadria tale da far sentire il receptionist un autentico babbeo e l’ansioso pronto per dettagliate visite ospedaliere.
- L’improponibile italiano: e la mortale tendenza del receptionist alle risa villane. Anche perché con: Franco Martello, Ezio Lafalce, Gianni Merdo, i fratelli Virgine e Phiplippe Fallico, Maria Tettone, Remo Felice, Tiziana Lecchi, “Gimmy Ilpedofilo”, Paolo Scorreggio, Lorenzo Durezza, Pippa Norris, Ciro Dallamorte non è proprio semplice rimanere seri.
- Limproponibile straniero: Aasve Arnstein, Gosta Esping-Andersen, M. Jalovaara, Maaike Jappens, E. Maenpaa, Anna Maslauskaite, S. Milosavlejevic, Mai Heide Ottonsen, M. Jalovaara, L. Olah, Liat Raz-Yurovich, C. Schnor, Ekaterina Uglanova, S. Westphal. Giusto per citarne alcuni…
Nomi, che mai come in questi casi, parlano da soli. E sicuramente non in italiano.
Reception
receptionist
| inviato da D.M.T. il 30/10/2011 alle 18:46 | |
21 ottobre 2011
Vota Antonio Latrippa 11
Sic transit gloria mundi.
E’ morto Mu?ammar Abu Minyar ?Abd al-Salam al-Qadhdhafi, padre padrone della Libia per circa quarant’anni.
Nasce a Sirte nel 1942 e muore a Sirte. Le sue ultime parole famose prima di morire: “Che cazzo di Sirte!”.
Non ha fatto il ’68 ma ha fatto un ’48 nel ’69 sulla ruota di Tripoli.
In pochi anni instaura una dittatura, annienta l’opposizione, bandisce libere elezioni e rompe con i grandi del mondo nazionalizzando le compagnie petrolifere straniere.
Fonda tre reti televisive ma non avendo la fantasia di altri dittatori le chiama Rais 1, Rais 2 e Rais 3.
Odia l’Italia e gli Italiani ma dopo circa un trentennio scopre il calcio nostrano grazie all’avvento di Tele+1 via satellite (un abbonamento pagato in società con Marocco e Algeria). Nei primi tempi non è un esperto e invita a cena Mihajlovìc per farsi spiegare come fa a tirare le bombe senza uccidere nessuno (ma la colpa è della telecronaca di Altafini).
La svolta: diventa amico fraterno di un grande Presidente di una squadra gloriosa che va a puttane tutte le sere, non paga le tasse, bestemmia e tratta tutti come se fossero suoi sudditi. L’incontro con Luciano Gaucci contribuisce in modo significativo a migliorare i rapporti tra i 2 stati. Manda suo figlio a giocare nel Perugia ma l’esperienza non è brillante: vuole imporre le regole del gioco, picchia i compagni e quando prende le mazzate va a “ricorrere al padre”.
Compra mezza Fiat e un po’ di Juventus.
La passione per la FI..AT lo avvicina ad un altro grande Presidente di una squadra gloriosa che va a puttane tutte le sere, non paga le tasse, bestemmia e tratta tutti come se fossero suoi sudditi.
E’ amore a prima vista. Viene in Italia accolto come un re, monta una tenda di 50 chilometri quadrati in villa Borghese per non pagare l’hotel e vince il premio Campeggio 2010 per un soffio davanti alla famiglia Scapece che aveva montato una tenda di 49 chilometri quadrati a Scalea.
Paga 200 donne per ascoltarlo, riceve un baciamani di ammirazione dal collega italico che gli offre per ripagare la Libia dagli orrori coloniali altre 200 donne della scuderia Mora e associati, due concerti gratis a Tripoli di Iva Zanicchi, la salma di Mike Bongiorno e per finire circa 5 miliardi di dollari.
Ma l’idillio non è destinato a durare a lungo.
Il mondo scopre che i dittatori sono cattivi e che se 40 anni fa hanno nazionalizzato le imprese petrolifere vanno puniti. La Francia e la Gran Bretagna lanciano l’offensiva contro il Raìs.
Gheddafi tranquillizza i suoi. In Italia ha un amico fraterno con cui ha condiviso i più bei momenti degli ultimi anni che sicuramente si opporrà al bombardamento.
Ma sarà la prima che incontri per strada che tu coprirai d’oro per un bacio mai dato… per un amore nuovo…
Silvio parafrasando Faber scarica l’amico e passa dalla parte dei vincitori.
Il mondo è incredulo: come fa un Italiano a fare una cosa del genere?
Gheddafi muore nel pomeriggio del 20 ottobre 2011
Nel taschino una canzone di Cocciante e una foto di Silvio.
Quando finisce un amore così come è finito il mio, senza una ragione, un motivo, senza niente, ti senti un nodo nella gola, ti senti un buco nello stomaco, ti senti un vuoto nella testa e non capisci niente.
E’ stato trovato in un fosso con un nodo nella gola, un buco nello stomaco e un vuoto nella testa.
Riposa in guerra, colonnello.
Francesco Dimiccoli
italia
morto
gheddafi
libia
| inviato da D.M.T. il 21/10/2011 alle 18:22 | |
11 ottobre 2011
Beckett dal barbiere
Spesso il barbiere è una dimensione ultraterrena. Un fragrante limbo attraverso cui si entra in altre dimensioni, investigando, senza accorgersene, l’animo umano.
- Ciao Salvo - Ciao Antonietta. - Come stai Salvo? - Bene Antonietta. E tu? - Anche io. Molto bene. Senti Salvo, ti volevo chiedere una cosa. - Dimmi tutto Antoniè. - Sto camper, qua deve stare? Sta davanti casa. Sai com’è… - No, Antoniè, non credo. E comunque sta da stamattina. Ieri sera non c’era. - No sta da tre giorni. - Da stamattina. - No. Sta da tre giorni. - No, Antoniè. Sta da stamattina. - No, Salvo. Da tre giorni. A me non da fastidio. Però, sai com’è… Sta qua da tre giorni. - Ci mettiamo a scùmmess? Ieri sera ho spostato la macchina e qui non c’era. Poi l’ho visto il proprietario. È un ragazzo. Al massimo se lo rivedo glielo posso dire. Gli dico: “Senti, qui molti hanno detto che qui dà fastidio il furgone. Se puoi spostalo perché prima o poi chiamano i vigili e ti fanno la multa. - Ma no, non dirglielo. È che mica può stare qui il camper. A me non da fastidio, però…
Il possibile cliente, allibito, già impomatato e agghindato con teli da scivolo per i capelli inumiditi pensa alla basilare inutilità della conversazione. Con un principio logico scompone il tutto e analizza scientificamente. C’è un furgone. E’ nel medesimo posto da tre giorni. Potrebbe essere ubicato sempre nello stesso luogo anche da trentatré giorni, il problema però continua a non sussistere, visto che alla signora Antonietta non da fastidio. O almeno lei così dice. Risoluzione: o la signora Antonietta è menzognera ed ipocrita e il camper le provoca fastidio oppure entrambi stanno amabilmente e con reciproco gusto disquisendo del-sul nulla. Dopo questo momento di astrazione e analisi, il cliente quindi ritorna alla realtà. Si ritrova nel salone e aspettando l’apparizione di Beckett ghignante dietro la signora Antonietta, ascolta nuovamente:
- Ma allora tutte ste macchine parcheggiate così, mica possono stare… Danno tutte fastidio. Che ma fa? Dobbiamo chiamare i vigili? O fa la multa a tutti o non vale, scusa… - C’hai ragione Salvo. C’hai ragione. Ma a me ste macchine mica mi danno fastidio. Nemmeno il camper mi da fastidio. È che sta qua da tre giorni. Sai com’è… - No, Antoniè. Ieri sera sono uscito dalla palestra e non c’era.
Come allo stesso modo potrebbe ascoltare i duellanti: - Salvo, non li devi chiamare i vigili perché alla fine il camper sta qua solo da tre giorni… - No Antoniè, non è possibile. Tre giorni sò troppi. E che mà fatt? Il parcheggio? - Salvo, ma io l’ho visto solo stamattina. - No Antoniè. Ti sbagli. Sta da almeno tre giorni. Facciamo a scummèss?
I capelli umidi diventano cervicale e pian piano si prende consapevolezza di assistere ad Aspettando Godot dal barbiere. Ad un prezzo probabilmente più economico di un biglietto teatrale. O quantomeno simile.
Epilogo del tronfio barbiere al cliente ormai ammalato: “ Hai visto bello mì? Lei diceva che non gliene interessava niente e invece gliene interessava. E io l’ho capito subito. Subito! Sai che mestiere fa lei? Fa la portinaia. Lei portinaia. Io barbiere. Il barbiere è più forte. Vince sempre il barbiere. E poi si sa. Da che mondo è mondo le portinaie sono molto pettegole.”
Applausi.
milano
beckett
barbiere
| inviato da D.M.T. il 11/10/2011 alle 12:46 | |
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