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Diario
7 febbraio 2010
Gamella
Questa poesia dovrebbe chiamarsi Chisc.
Non son riuscito però a capire come si scrive.
Per questo si chiamerà Gamella.

GAMELLA
Le 3:46
E tu non ci sei.
Che banalità.
Cambiamo registro.
Le 3:46.
E tu non ci sei.
Lo so che è banale
Però è tutto vero.
Purtroppo.
Verso casa la strada è deserta.
I tombini gorgogliano.
Lo stomaco piange.
Finisco i rustici sdraiati nella gamella.
Finisco la Moleskine che ho comprato a Milano
(insieme alla Chisc
che anche dopo una poesia
non so scrivere correttamente).
Le 3:49.
Mi sento Bukowski.
La fame è sparita
E la Gamella spoglia mi osserva pietosa.
Mi spiace.
Andiamo a dormire.
30 gennaio 2010
Vota Antonio Latrippa 9
Le nuove Verità del vecchio OsamaRisalgono a ieri le riflessioni ecologiste che ha divulgato il principe del terrore, Osama Bin Laden. Nell’invettiva (ennesima) lanciata contro il dominatore abusivo straniero, Osama vedeva in Bush prima e in Obama poi, il principale avversario alla crescita pacifica dell’ economia afgana, incolpando l’America di una scarsa sensibilità allo sviluppo ecologico e invitando a boicottare le merci della stessa. Oltre a queste dichiarazioni, di Osama Il Verde, scontate e riportate dai più, ce ne sono state altre, carpite e confessate solo ai nostri corrispondenti esteri di Moltobene, unico blog europeo a riportarle senza censure e veti del Vaticano. Da vecchio volpone di salotti e tribune sportive, Osama ha innanzitutto espresso il suo parere riguardo il caso drammatico della società calcistica Juventus. A sua detta: inadeguata la preparazione, la campagna acquisti, la dirigenza e l’allenatore. In seguito a riflessioni maturate dopo letture di Tuttosport, testata imparziale e seria, ha consigliato di reintegrare nella rosa Moggi, Giraudo e Gianni Agnelli (perché a Bettega ci ha già pensato lui). A chi ridendo gli ha detto che Gianni Agnelli, il compianto presidente, fosse morto, Osama ha risposto stizzito, dicendo che era una fandonia. L’ultima volta aveva avvistato Gianni Agnelli, vivo, in un centro massaggi di Saint Tropez più o meno un anno fa. La seconda confidenza di Bin Laden invece, dai nostri corrispondenti affettuosamente chiamato Binny, ha tatto sfere televisive. Recentemente scosso dalla scorsa puntata del Grande Fratello 10, lo sceicco sanguinario ha svelato un nuovo format prossimamente in onda su Al Jazeera. Due i possibili titoli: “Un Due Tre Piangi” o alternativamente “Il giardino delle vergini piangenti”. Avendo apprezzato la percentuale di lacrime e share nella versione italiana, Osama sarebbe intenzionato a lanciare questo nuovo programma in cui una delle vergini concorrenti, ogni settimana verserebbe ettolitri di lacrime subito dopo la visione di un qualsiasi parente in studio, abbinando inoltre al nome e al grado di parentela le seguenti frasi: - Mi manchi. - Ti amo. - Ma tu sei fiero di me? - Mi spiace averti fatto soffrire. Non vedo l’ora di riabbracciarti. Unica perplessità del futuro format: diagnosticare e indovinare il parente, se di sesso femminile, perchè integralmente coperto dal velo. Unica soluzione possibile: il parente con un cartellone in mano che spieghi il grado di parentela e il nome alla vergine. Alla vergine vincitrice andrebbe un bouquet di dieci martiri pronti alla deflagrazione in qualche anfratto di Kabul. Moltobene, ancora una volta, in anticipo su tutto e su tutti. E scusate se è poco.
*questo pezzo è dedicato a Marco Spadaro
14 gennaio 2010
Storie di F.S. 7
Più Nanni Moretti per tutti
In certe situazioni della vita, sarebbe opportuno saper esplodere con grazia e irritazione, riuscendo ad esplicitare il senso di profondo fastidio da cui scaturisce la propria indignazione. È per questa ragione che le pellicole di Nanni Moretti potrebbero fungere da ausilio e manuale a questa endemica e progressiva esplosione.
Sarebbe quello che avrebbe dovuto fare ieri, il ragazzo seduto alle spalle del narratore, in un Frecciargento Roma - Barletta, tediato fin quasi al ferimento cutaneo, dalla mongolfiere di puttanate che una signora esaurita gli vomitava contro. Avrebbe avuto l’approvazione, i complimenti e l’ola da tutta la carrozza, ma il succube giovane studente probabilmente, peccava in conoscenza di pellicole italiane.
La signora esaurita, e palesemente ipertesa, dopo aver fatto lite con i passeggeri accanto alla sua postazione per motivi ignoti a chi scrive, trovando un posto libero di fronte ad un ragazzo ( impegnatissimo nella lettura di appunti ) chiedeva il permesso per sedersi, seppelendo ( a insaputa dell’ignaro studente ) la normale e tranquilla prosecuzione del suo viaggio.
“Mi posso sedere qui? Che fai, studi? Ah, studi medicina? Allora devi essere proprio bravo per essere così il giovane e fare medicina … Sai, io sono una scrittrice. Ho scritto tre libri. Sta per uscirne un quarto. La vita è fatta di determinazione, sacrifici e umiltà, se hai queste qualità e le persegui, allora hai tutto... Sai, io ho amato un uomo per quattordici anni, ho pensato solo a lui. È stato lui la fonte d’ispirazione della mia maturità sentimentale … Ma tu hai detto di studiare a Roma? Sai che ho una grande casa a Roma? La prossima volta che vieni ti ospito. Te lo giuro. Te lo giuro. No, no. Te lo giuro. Vuoi un po’ di torta? Allora vuoi una caramella? Prendi la Golia, ti fa bene alla gola. Ma no che mamma non si offende se non mangi tutta la porzione che ti ha preparato … anzi, se sali a Roma con la tua famiglia, ospito tua madre e tutta la tua famiglia. Tanto la casa è grande … Sai, è bene conservare una dose di profonda spiritualità nel percorso di crescita, altrimenti …”
Il giovane studente babbione non riusciva nemmeno ad intramezzare la carovana di puttanate della signora esaurita che correva a velocità parallela al treno. Anzi, intrappolato in questo buonismo esasperato, soccombeva al tragico destino che beffardo non faceva che acuire la sua pena, facendo mostrare dalla signora: “ le fotografie di famiglia”.
Come Fantozzi costretto a girare la celebre sequenza della carrozzina che cade dalle scale, della corazzata Potemkin, così il ragazzo prendeva atto del fallimento della sua strategia, aspettando con impazienza nervosa la stazione che l’avrebbe ricondotto alla libertà.
Se solo però avesse agito diversamente…
caldamente consigliata la visione del link
nanni moretti
trenitalia
| inviato da D.M.T. il 14/1/2010 alle 12:38 | |
30 dicembre 2009
Dialogo col nonno 12
Al telefono con la persona sbagliata.
- Pronto?
- Corrado?
- Pronto?
- Corrado?
- Papà ( che sarebbe Frank), vedi che hai sbagliato numero…
- Corrado, non sei tu?
- No papà. Sono tua figlia (che sarebbe mia madre). Non sono Corrado.
- È impossibile!
- No, papà. È possibilissimo. Hai semplicemente sbagliato numero.
- Mah… ero convinto di trovare Corrado. Vabbè. Ciao a papà. Ciao. Ciao.
- Ciao da tua figlia. Da oggi Corrado.
sbagli
telefono
corrado
| inviato da D.M.T. il 30/12/2009 alle 16:56 | |
14 dicembre 2009
Scene di vita vissuta 16
L'abbandono di Via Meda 33/a
La casa è bianca. E vuota. I muri sono tornati bianchi, scevri da poster di film e fotografi. Le ciambe delle mani e dei chiodi però resistono. A coprirli, un inverosimile e grossolano stucco. Via Meda 33/a sta per essere abbandonata al suo tragico destino. L’incuria dei proprietari, tanti, disinteressati e avidi, sommata all’accanimento del tempo, probabilmente condurranno il palazzo ad una prossima demolizione. La verticale voracità edilizia di Milano è tristemente nota.
Moltobene dunque, lascia il suo primo studio creativo, le mura domestiche dentro cui è nato, l’osservatorio privilegiato di tanti accadimenti narrati: dai celebri tortellini al peperoncino, alle abitudini alcoliche del caloroso bielorusso; dallo sconforto di Willy e del suo partito sempre perdente ai tentativi di messa in sesto dell’appartamento ( a cui Willy inorridiva al sol pensiero ). E' triste per la redazione di Moltobene rimembrare tutto quello che è successo in quel lillipuziano appartamento arroccato su delle scale hitchcockiane; quasi doloroso in questo Eurostar City che conduce i membri della sua redazione nella natia cittadina pugliese, accanto a signore leccesi che cuciono a maglia e parlano della diaspora dei loro figli.
Sarà questa infatti cagione per cui, invece di continuare ad intessere le righe seguenti di malinconia non troppo velata, la redazione chiuderà questa tranche de vie descrivendo l’ultima notte passatavi insieme al suo compagno d’avventura più fedele e fidato, (anche perché unico coinquilino“legalmente” ufficiale) l’imperituro: Odisseo. Questi infatti, pochi giorni fa, giunto a letto una volta terminata un’estenuante trattativa di fantacalcio volta a conservare nelle proprie fila la rivelazione juventina –probabilmente l’unica – Martin Caceres, vide il suo compagno di stanza, e gli rivolse le seguenti parole: “ Che tristezza sta casa. Tutta bianca. Tutta spoglia. Non sembra casa nostra”. L’A.d. di Moltobene, narratore in pectore di quanto qui avvenuto, non potette che asserire e abbozzare un triste cenno d’assenso. Odisseo allora, si diresse verso il suo letto, si tolse le pantofole, tentò di ordinare la giungla delle lenzuola, e si infilò sotto le coperte. Prima di prendere sonno però e cadere nelle braccia di Orfeo, scoperchiando il piumone dal suo corpo da poco prono e volgendosi con il deretano verso il narratore aggiunse: “ Tutto devefinire come è cominciato “, emettendo un vigoroso e mefitico peto.
Ebbene, con questa novella, chiedendo venia per essersi scordato di menzionare la sua laurea su questa piattaforma virtuale come fatto in passato per altri cari amici, Moltobene rende omaggio a tre anni di convivenza ed empatia profonda, nei confronti di quello che prima di esser stato un coinquilino è stato un amico fidato.
La stazione di Termoli non è mai stata molto briosa ma con le signore che continuano a cucire, i ragazzi dell’est che ad ogni fermata scendono dal treno per fumare e la signora accanto, mai doma nel parlare del figlio a Lampedusa, la redazione di Moltobene prende coscienza che in Via Meda non farà più ritorno. E non le resta che piangere.
milano
termoli
traslochi
| inviato da D.M.T. il 14/12/2009 alle 12:16 | |
2 dicembre 2009
Le camicie infeltrite di Gigi D'Alessio non censurate da Gianni Morandi
Quando ascoltare la pioggia battente di notte, diventa una profondissima goduria, si ha la consapevolezza di aver vissuto una giornata stressante.
Il sordo tambureggiare delle gocce aiuta il flusso dei pensieri a godere dell’inondante torpore delle lenzuola e a fare un confronto tra l’estasi dell’azione in atto e la stanchezza di quelli da poco trascorsi. La pioggia costante che scrosciava domenica, ha aiutato a compiere il processo sopra descritto tra il godimento delle lenzuola riscaldanti e il trash dello spettacolo televisivo casualmente visionato.
Ospite nell’ennesimo e salomonico show di Gianni Morandi: Gigi D’Alessio.
Quest’ultimo, cantore milionario dei giorni nostri, cantava un brano in cui si scusava con la sua ex fidanzata per aver malmenato il suo attuale compagno. Sob. Siccome però sarebbe troppo facile sparare a zero sulle liriche del partenopeo D’Alessio, come altrettanto semplice sarebbe discutere e spettegolare la burrascosa vicenda del suo fidanzamento con la Tatangelo (unica ventenne al mondo che fa di tutto per apparire cinquantenne) quello di cui si cercherà d’informare il lettore riguarda il lato estetico della sua performance. Il nostro Gigi infatti, durante l’esibizione, aveva l’ardire di indossare una camicia nera tendente all’infeltrito. E fin qui passi… ma la voglia di masochismo inconscia, diventava palese quando allargando l’inquadratura sulla band, si notava con sgomento crescente, la stessa camicia con colori diversi, indossata da tutta la band.
Dunque, è qui che i conti non tornano. Ed è soltanto Gianni Morandi ad essere il colpevole. Oltre ad un esagerato buonismo ed a una gratuita messa in mostra dei progetti del figlio fallito, Gianni Morandi nel suo show avrebbe perlomeno dovuto vigilare sull’aspetto tecnico-estetico. E invece no. Gianni Morandi, ha lasciato esibire il suo ospite e la sua band affossati da quelle bluse stonate. Ha fatto sì che milioni di spettatori, magari visionando Rai uno a causa di uno zapping pre Guida al Campionato, fossero scossi da questa nauseabonda visione. Ha spacciato e lasciato insinuare nell’immaginario collettivo un modello negativo, imbevendolo di quella bontà che non riuscirebbe a levarsi di dosso nemmeno durante uno stupro ad un’inerme vecchina.
Gianni, ti vogliamo bene, però, cribbio, un po’ più di attenzione, suvvia…
gigi d'alessio
gianni morandi
camicie
| inviato da D.M.T. il 2/12/2009 alle 0:45 | |
24 novembre 2009
Lost in traslation
- Davideeee, ù martìd sopasòp, so fè…
- Ehhh…
- Ù màrtìd sopasòp, so fè…
- Ehhh…
- Sopasòp, u martìd so fè...
- Ah, vabbù.
- Davide, lascia che il martello svolga il suo operato, lassù…
- Come dici?
- Lascia che il martello svolga il suo operato, lassù…
- Con sommo rammarico devo chiederti di ripetere quanto detto.
- È d’uopo che lassù il martello faccia quanto indicatogli. - Perfetto. Ho inteso.
martello
lavoro
davide
| inviato da D.M.T. il 24/11/2009 alle 20:2 | |
20 novembre 2009
Gli abbracci spezzati
La qualità e i giudizi su un film, sono spesso condizionati dalle condizioni in cui si guarda la pellicola. Il vicino chiassoso ed ebete, la coppia che si rintana in sala per amoreggiare, o il nerd accanto a te che ripete ogni battuta ridendo come fosse l’ultima battuta dei fratelli Marx, sono variabili imprevedibili e suscettibili che influenzano e determinano il giudizio finale.
Essere catapultati a novembre dunque, in un sala che scambia le stagioni temporali ( in previsione del vertice di Copenaghen?) e proietta a manetta – doppia allitterazione figurale e lessicale – un lungo film sotto le rigide spire dell’aria condizionata, banalmente, non può portare ad una valutazione positiva.
Sbalzi climatici artificiali a parte, sarebbe meglio parlare del film.
Diciamoci la verità: da Gli abbracci spezzati, ultimo film di Pedro Almodovar presentato al Festival del Cinema di Roma, ci si aspettava molto di più. Proprio tanto. Storia di un regista privato della propria vista, a causa del più classico triangolo amoroso, lui lei l’altro, il film è un percorso a ritroso nei ricordi e nelle storie raccontate da un padre ad un inconsapevole figlio .Esplosione di meta-cinema, privo però di quegli spunti geniali che hanno reso Almodovar degno della fama che gli si deve. Gli abbracci spezzati porta in dote tutti gli elementi tecnici dei precedenti capolavori: la sempiterna e divina Penelope Cruz, un amore finito in tragedia, particolari opinioni sul “diverso” e riprese che esteriorizzano il malessere degli attori coinvolti; il tutto però condito da un’eccessiva lentezza, da raccordi diegetici deboli e da un incedere privo di brio.
Chi si aspettava di piangere come in Volver, accarezzato dal mito della maternità, a noi mammoni meridionali così caro; chi cercava la crudezza di Carne Tremula, l’introspezione di Todo sobre mi madre e l'irruenza geniale di Donne sull'orlo di una crisi di nervi, uscirà dalla sala convinto di aver visto il film di un altro regista.
Non è possibile chiedere ai registi solo capolavori, perché se lo si fa si rischia di attribuire e fraintendere un’onnipotenza ingiustificata, tale da definire bello, un film volutamente pieno di dotta semiotica filmica, perlopiù tecnicamente difficile da ispezionare.
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cinema
almodovar
gli abbracci spezzati
| inviato da D.M.T. il 20/11/2009 alle 1:34 | |
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